Bossi, il leghista galantuomo

Quando si insediò il primo governo Berlusconi, durante il dibattito sulla fiducia alla Camera, mentre interveniva Massimo D’Alema si alzò una voce sarcastica nei confronti dei Ds: “Rimpiangiamo il partito comunista…”. Al che D’Alema rispose di getto: “E noi rimpiangiamo la democrazia cristiana…”.

Non è soltanto questione del famoso detto popolare “andava meglio quando andava peggio” o “del passato che sembra essere sempre migliore del presente” o “della convinzione che al peggio non c’è mai fine”; per la morte di Umberto Bossi viene spontaneo un paragone impossibile con i suoi finti e falsi eredi, con un centro-destra che non è più il suo, con una politica qualunquista che è lontana dai suoi pur discutibili valori, con un’arrendevolezza estremista al fascismo riveduto e scorretto che è ben lontana dalla sua pur discutibilissima revisione istituzionale federal-populista.

Non è un caso che la Lega lo avesse collocato da tempo in soffitta e che lui avesse dichiarato, con estrema onestà intellettuale, di non votare più la Lega.

Sarebbe bellissimo intervistare nell’aldilà Silvio Berlusconi e Umberto Bossi per strapparne un disincantato parare su Giorgia Meloni, Matteo Salvini e Antonio Tajani. Ne sentiremmo delle belle… Con una piccola (?) differenza: Berlusconi era un profetico furfante della politica affaristica, Bossi era un profetico galantuomo dell’anti-politica. Dei loro successori politici non saprei cosa dire se non che ne hanno tutti i difetti elevati all’ennesima potenza e nessun pregio nemmeno ridotto all’ennesima radice.

Umberto Bossi è stato il politico dei gesti. Il dito medio alzato, le corna, il pugno e l’avambraccio, la pernacchia, e soprattutto la celebre canottiera sfoggiata sulle spiagge della Sardegna nell’estate del 1994, esibita più volte in luoghi pubblici come se fosse un manifesto della sua irriverenza. Ogni gesto, ogni posa, ogni abito raccontava una politica diversa: diretta, provocatoria, fuori dagli schemi della Prima Repubblica, pronta a infrangere le regole e a conquistare l’attenzione del Paese nella Seconda Repubblica. (adnkronos – Paolo Martini)

E allora mi permetto di attualizzare Umberto Bossi (sono sicuro che mi perdonerà, perché gli piacevano certe trivialità…): cosa farebbe di diverso nei confronti di Donald Trump rispetto agli attuali ministri italiani e non solo italiani? Mentre loro gli leccano il culo, lui lo manderebbe a fare in culo. C’è una bella differenza…