Anche per Trump e Netanyahu verrà un giorno…

Fino a nuova notifica, le 37 organizzazioni umanitarie internazionali che si sono rifiutate di conformarsi alle nuove regole israeliane di registrazione potranno continuare a operare a Gaza e in Cisgiordania oltre il 1° marzo, data prevista dalle autorità di Tel Aviv per l’interruzione delle attività e la partenza del personale straniero dai Territori palestinesi e da Israele. A stabilirlo è l’ingiunzione ad interim emessa ieri dalla Corte Suprema israeliana, giunta in risposta alla petizione inoltrata da 17 Ong che richiedevano all’alto tribunale un’ingiunzione provvisoria capace di sospendere l’implementazione del nuovo regolamento promosso nel marzo 2025 dal governo.

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«Oggi l’Alta Corte di Giustizia ha concesso ai residenti di Gaza e della Cisgiordania un po’ di respiro. Le organizzazioni umanitarie, che lavorano giorno e notte per alleviare, anche solo in parte, la devastazione che Israele infligge quotidianamente nei territori sotto la sua occupazione, non saranno tenute, per il momento, ad andarsene. La svolta arriverà quando Israele riconoscerà i propri obblighi ai sensi del diritto internazionale, permetterà alle organizzazioni di operare e di fornire assistenza, come fanno nel resto del mondo, e smetterà di trattarle come nemiche». Hanno accolto così la sentenza della Corte Alva Kolan e Yotam Ben Hillel, gli avvocati israeliani che hanno curato la petizione delle 17 organizzazioni. (“Avvenire” – Luca Foschi)

 

La Corte Suprema ha stabilito che Donald Trump non poteva imporre i dazi invocando poteri d’emergenza senza il via libera del Congresso, segnando un limite formale al potere dell’esecutivo. Ma, come scrive Roberto Seghetti, la sentenza non incide sull’impianto della politica commerciale né arresta la trasformazione degli equilibri istituzionali. 

Sulla medesima questione, Elisabetta Grande scrive che se è vero che la Corte richiama il rispetto della separazione dei poteri, la decisione interviene su un terreno cruciale per la strategia fiscale e politica dell’amministrazione e non impedisce al presidente di percorrere altre strade normative per mantenere invariato il gettito tariffario. Due sono allora gli interrogativi che si pongono: il primo è se la Corte Suprema intenda cambiare rotta e ristabilire la separazione dei poteri, il secondo se Trump sia disposto a sottomettersi alle decisioni della Corte Suprema. (MicroMega)

 

L’episcopato statunitense ha chiesto alla Corte Suprema di bocciare il decreto di Trump che abolisce lo Ius soli. «Immorale la norma contro la cittadinanza, sarebbe una punizione oltraggiosa contro i minori». Negli ultimi mesi si sono intensificate le prese di posizione critiche delle diocesi sul giro di vite anti-migranti: è in gioco l’identità stessa degli States. (“Avvenire” – Elena Molinari)

 

Il diritto internazionale ha battuto due colpi e l’episcopato statunitense ha ripreso a fare il proprio mestiere.

È pur vero che due importanti pronunciamenti giudiziari non mutano il quadro politico negli Usa e in Israele, ma comunque mettono un argine allo strapotere dei guerrafondai. Qualcuno sta dicendo a Trump e Netanyahu che non possono pensare di fare tutto ciò che vogliono, fregandosene altamente delle leggi.

È pur vero che a stretto rigore Trump può rispondere con un’alzata di spalle ai richiami moralizzatori della gerarchia cattolica, dimenticando persino di aver ottenuto una caterva di voti dal mondo cattolico, ma comunque il risveglio delle coscienze a qualcosa porterà, se è vero, come è vero, che l’ingiustizia istituzionalizzata richiede un cambio delle strutture, ma soprattutto una nuova presa di coscienza da parte degli uomini.

Boccate d’ossigeno per un mondo che fatica a respirare: se riprendono a funzionare i due polmoni, vale a dire le istituzioni a salvaguardia della democrazia e il Vangelo a salvaguardia della giustizia, si può sperare in un mondo diverso.

Gli uomini devono imparare a fare affidamento sulle proprie forze, a dominare il mondo con la propria intelligenza e col proprio lavoro, ma fino ad un certo punto. Chi governa il mondo lo sta facendo fino a superare questo punto, comportandosi come se i principi etici fossero un optional e soprattutto come se Dio non ci fosse. Bisognerà ricordarglielo?!

 

A stretto giro di bombe è arrivata la risposta: Dio è mio e me lo gestisco io. La teocrazia islamica iraniana attaccata dalla teocrazia laico-religiosa di Trump e Netanyahu.

Fra i tanti argomenti critici sollevati in ordine all’aggressione israelo-palestinese ai danni dell’Iran, camuffata nella prevalente narrazione con vergognose motivazioni etiche (quante sciocchezze ho letto ed ascoltato!), scelgo quello che mi sembra più emblematicamente in controtendenza: dopo il rapido intervento del giugno scorso Trump aveva assicurato che l’arsenale nucleare iraniano era stato distrutto, oggi impariamo che questo arsenale è talmente vivo e vegeto da richiedere un’aggressione ulteriore. I casi sono due: o si mentiva in giugno o si mente oggi. Anzi c’è un terzo caso: si mente sempre! L’ordine internazionale è spudoratamente distrutto: i rapporti mondiali si basano sulla menzogna. La raccontano così bene, che in molti ci credono o se ne stanno zitti e fingono di crederci. Siamo entrati nella globalizzazione della menzogna.

Qualcuno in preda al delirio filoamericano e filoisraeliano si sente finalmente liberato dal male: un sacrilegio!  In democrazia, grazie a Dio, sono ammessi anche i sacrilegi. Avessero il coraggio di andare a dire queste puttanate davanti ai pasdaran. Questi imbecilli che aprioristicamente leccano il culo a Trump, mi stanno paradossalmente rendendo “simpatici” i fanatici iraniani: sono infatti più inaccettabili, odiosi e deleteri i port-coton nostrani o i baciapile islamici? Una bella gara, non c’è che dire! Oltre tutto questi cretini, più trumpiani di trump, ho il timore che inopinatamente ci trascinino nel gorgo del terrorismo di risulta e di sponda.