La Costituzione sotto attacco, la magistratura nell’occhio del ciclone, le istituzioni democratiche alla mercé di un governo sostanzialmente fascista, una politica estera sciagurata che ci consegna alla logica del più bieco egoismo tradotto in perfetta autocrazia interna ed internazionale col vocabolario del nazionalismo, del populismo e del sovranismo declinati dai moderni asset del potere finanziario, un’influenza mediatica dominante che propone sistematicamente lucciole per lanterne, il consenso ottenuto in una logica referendaria tipica dei regimi populisti ed autoritari, la pregiudiziale criminalizzazione di ogni e qualsiasi protesta, la rottura di tutti i processi e comportamenti progressisti, uno strisciante qualunquismo perfettamente funzionale ad una svolta reazionaria.
Non intendo fare dello stucchevole allarmismo e tanto meno del facilone storicismo, ma semmai impegnarmi culturalmente in una profonda e coscienziosa assunzione di responsabilità.
Mi sto convincendo sempre più che la destra italiana al potere ci stia portando ad un vero e proprio regime e che l’unica speranza di riscatto sia legata alle ristrette minoranze dell’antiregime e all’implosione della politica estera.
Sarà dura e sarà lunga, ma ne verremo a capo. Non occorre avere fretta nel costruire un’alternativa elettorale e parlamentare: purtroppo non ce ne sono i presupposti! Bisogna puntare a e partire da una resistenza attiva nella circolazione delle idee, nelle iniziative culturali, nelle testimonianze e nelle lotte sociali, che abbiano come presupposto e scopo fondamentale la difesa della Costituzione a cui aggrapparsi come fa un bambino con la gonna della mamma. Tenere vivo lo spirito e la norma costituzionali consente di arginare il peggio verso cui stiamo andando.
A proposito di peggio, l’attuale destra (s)governante è vista da molti elettori come il “meno peggio”: vorrei sapere cosa mai possa essere il “più peggio”. È pur vero che al peggio non c’è mai un limite, ma direi che siamo a buon punto…
La seconda triste prospettiva, che pur sempre costituisce una drammatica via di riscatto, consiste nella scellerata politica estera abbracciata dal governo: l’equilibrio mondiale che si sta instaurando è destinato ad implodere disastrosamente e con ogni probabilità l’Italia rimarrà sotto queste macerie. Si ripeterà cioè la parabola discendente del fascismo dal quale dovremo uscire con le scarpe rotte e le pezze al sedere più in senso etico-culturale-sociale che economico.
Ci saranno delle tappe intermedie? Non ne sono affatto sicuro. Non saprei collocarle nel tempo e nello spazio. Per voler rimanere attaccato al presente, il no al referendum sulla giustizia potrà essere un colpo assestato al regime? Provarci è doveroso, ma senza aspettarsi miracolose conseguenze. E a livello europeo come la mettiamo? Ci potrà essere un’euroresistenza? Tutto da scoprire: le alleanze potranno essere cercate e trovate anche a questo imprescindibile livello.
Non è un cammino da sognatori, ma una prassi da combattenti: anche le più piccole battaglie diventano importanti se inquadrate nella resistenza al regime.
E allora alla fine chi avrà resistito potrà uscire alla luce del sole con la Costituzione in mano: sarà un giorno meraviglioso, una sorta di novello 25 aprile. Si porrà però un serio problema: ci sarà una nuova classe dirigente che prenda in mano la situazione? Se la resistenza sarà stata attiva e costruttiva sì. Probabilmente dell’attuale armata Brancaleone della sinistra resterà poco o niente.
