Il sovranismo è una posizione politica che rivendica la difesa o la riconquista della sovranità nazionale, ponendo l’interesse del proprio Stato al centro, spesso in contrapposizione alla globalizzazione e alle organizzazioni sovranazionali come l’Unione Europea. Sostiene l’autodeterminazione nazionale, la protezione dei confini e la supremazia delle decisioni interne rispetto a vincoli esterni.
Il patriottismo è l’impegno profuso in nome della patria, in genere uno Stato-nazione, ma anche una regione o una città. Si esprime ad esempio attraverso l’orgoglio per i progressi conseguiti o per la cultura sviluppata in patria ma anche col desiderio di conservarne il carattere e i costumi, l’identificazione con altri membri della nazione.
Un portavoce dell’Ice ha spiegato che gli agenti contribuiranno a sostenere le operazioni di sicurezza degli Stati Uniti durante i Giochi Olimpici, confermando la loro presenza in Italia. Il portavoce ha spiegato all’Afp che gli agenti dovranno “verificare e mitigare i rischi derivanti dalle organizzazioni criminali transnazionali”, fornendo “supporto” anche “alla nazione ospitante”, ovvero l’Italia. (LANOTIZIA)
Due carabinieri in servizio presso il Consolato generale d’Italia a Gerusalemme sono stati affrontati da un colono armato in Cisgiordania. Fonti del governo riferiscono all’Ansa che «i due carabinieri fermati illegalmente ieri da un colono israeliano in Cisgiordania sono stati fatti inginocchiare sotto il tiro di un fucile mitragliatore e ‘interrogati’ dal colono». Non un colono, ma un soldato riservista israeliano. A chiarirlo è stato l’Idf, l’esercito di Israele, in una dichiarazione rilasciata alla Rai di Gerusalemme dopo che l’episodio in Cisgiordania si è trasformato in un caso diplomatico. (OPEN)
Tutto è nato da un’intervista rilasciata a Fox News – sulla via del ritorno dal Forum di Davos – in cui, ancora una volta, ha umiliato gli alleati. Per Donald Trump, in Afghanistan – nella guerra avviata dopo gli attacchi terroristici dell’11 settembre 2001 – i militari dei Paesi Nato (Italia inclusa) sono rimasti sempre nelle retrovie. “Non abbiamo mai avuto bisogno di loro, non gli abbiamo neanche chiesto niente, dissero che avrebbero mandato dei militari in Afghanistan, l’hanno fatto, ma sono rimasti un po’ indietro, un po’ lontano dal fronte”, ha dichiarato. (Il Fatto Quotidiano)
C’è un presidente a vita con diritto di veto, una quota di ingresso di un miliardo di dollari e un mandato vago, ma che si estende ben oltre i confini della Striscia di Gaza: il Board of peace (Bop), presentato a Davos da Donald Trump assomiglia, di fatto, più ad un esclusivo club privato che a un organismo multilaterale tradizionale. Trump ha scelto la cornice del World Economic Forum (Wef) per firmarne la carta istitutiva definendolo “il perno” della sua strategia per “portare la pace nel mondo”. “Sono un esperto di immobiliare e per me la posizione è tutto, e ho pensato: guardate questa posizione sul mare, guardate questo splendido pezzo di proprietà, cosa potrebbe rappresentare per così tante persone. Sarà davvero, davvero fantastico. Le persone che vivono così male vivranno così bene”, ha detto Trump dopo che il genero Jared Kushner aveva mostrato mappe e diapositive di ‘New Gaza’ e ‘New Khan Younis’, che mostrano città futuristiche piene di grattacieli simili a Dubai e Doha. Il presidente americano ha rivendicato per sé la presidenza permanente del board, anche oltre la fine del suo mandato, e ha parlato di un organismo capace di “fare qualunque cosa”, operando “in congiunzione con le Nazioni Unite”. Una formulazione che ha alimentato perplessità diffuse tra gli alleati occidentali degli Stati Uniti, timorosi che possa rivelarsi un forum ‘anti-Onu’ modellato su equilibri politici favorevoli a Washington e non vincolato ai principi della Carta delle Nazioni Unite. (ISPI)
Donald Trump ha rinnovato l’interesse ad acquistare la Groenlandia nel 2026, considerandola una priorità di sicurezza nazionale per lo scudo missilistico “Golden Dome” e per l’accesso a risorse minerarie strategiche. L’isola, territorio autonomo danese, è vista come vitale per contenere Russia e Cina nell’Artico, con minacce di procedere anche in caso di rifiuto della Danimarca. La Groenlandia possiede risorse minerarie rilevanti, non eccezionali, non immediatamente utilizzabili ma è una finestra importante sull’Artico che il cambiamento climatico rende sempre più accessibile e appetibile. Lo scioglimento dei ghiacciai fa evaporare in quell’area un eccezionale, seppur limitato alla ricerca scientifica, spirito di collaborazione e cooperazione fra i popoli. Con il battage politico-mediatico alimentato da Donald Trump e la pretesa di inglobare, con le buone o le cattive, la Groenlandia negli Stati Uniti, si sta prepotentemente manifestando lo spirito coloniale ancora presente in tutti i paesi. Sul tema Groenlandia si verificherà anche la capacità, non ancora pienamente dimostrata, delle “democrazie” di rispettare le autonomie delle popolazioni comprese quelle indigene che da millenni vivono in quell’ambiente difficile. (HERALDO)
Di fronte a questi fatti (quasi) compiuti la premier Giorgia Meloni ed il suo governo non sono andati al di là di penosi equilibrismi parolai, si sono limitati ad imbarazzate dichiarazioni, a burocratiche prese di distanza, facendo effettivamente la figura di servi sciocchi come non mai.
Mi piace toccarli nel vivo delle loro deliranti ideologie. Dove è finito il tanto sbandierato patriottismo meloniano. Dov’è il sovranismo leghista? Dov’è il berlusconismo forzista? Se non fosse viva e vegeta la lungimiranza della nostra Costituzione e Mattarella non fosse stato tempestivo nel sventolarla sotto il naso del governo italiano, la Meloni non avrebbe resistito alla tentazione di aderire all’inqualificabile Board of peace. Sì, perché la signora Cocomeri ha un problema: Donald Trump. Non so fino a quando riuscirà ad abbozzare, a barcamenarsi, a dire e disdire, a giocare al topo col gatto, a fare la pescivendola nel barile, ad essere europeista fino a mezzogiorno e atlantista da mezzogiorno in poi. Sulla politica estera non si può scherzare.
Ai due pur discutibilissimi “ismi” da cui sono partito, l’esecutivo a guida Meloni preferisce l’opportunismo: è il comportamento di chi per tornaconto personale sceglie di rinunciare ai propri principi e di accettare compromessi più o meno onorevoli. Per essere opportunisti bisogna però avere grande abilità di manovra e notevole cinismo nelle scelte: non mi sembrano caratteristiche del nostro assurdo gabinetto.
Il governo è molto in difficoltà anche perché Trump se ne frega altamente di Meloni, tanto sa che è costretta a stare con lui, pena l’uscita di scena. Forse sta saggiando la resistenza del governo italiano. Si chiederà fino a che punto questi burattini riuscirà a manovrarli.
Anche le timide proteste e/o gli atti formali sembrano più dettati dalla preoccupazione di non disturbare Usa e Israele che di tenere una linea almeno dignitosamente autonoma. Più passa il tempo e più Giorgia Meloni mi fa tenerezza, ormai non riesco nemmeno ad incazzarmi. Tutti i giorni Trump gliene combina una (ci si mette anche Netanyahu) e lei deve correre ai ripari, così oltre che le marachelle vannaccian-leghiste si trova ad arginare gli attacchi trumpiani.
Intendiamoci bene, il problema è geo-politicamente globale e va ben oltre il ristretto ambito governativo italiano, tuttavia il nostro Paese non è l’ultimo della pista ed ha un suo ruolo da giocare: la scelta del governo, un po’ per celia e un po’ per non morire, è quella di galleggiare sopra il mare di merda trumpiano. Ormai siamo al limite: ogni nuova mossa statunitense ci costringerà ad ingoiare cacca.
