Ho rivisto in questi giorni un documentario sulle Aquile randagie, il movimento scoutistico di resistenza al fascismo a cui aderì mio zio Ennio sacerdote. Ho fatto spontaneamente alcune riflessioni che riporto sinteticamente.
– L’attuale clima politico negli Usa ricorda quello del nascente fascismo: lo scrivono molti osservatori ed è la tristissima e inquietante verità. Gli Usa di Trump ricordano l’Italia dopo la marcia su Roma, scrive Paolo Borgna su “Avvenire”. Il predominio della forza sulla regola di diritto (il sopruso un tempo esercitato ma negato e coperto da finzioni) oggi è prepotentemente esercitato senza veli, proclamato e rivendicato. Le analogie con il primo Gabinetto Mussolini: la milizia privata del presidente, la violenta repressione della protesta, l’inganno sociale vale a dire una strategia crudele e classista, che gioca sulle divisioni tra i più deboli.
– Gli Stati Uniti sono ad un passo dalla guerra civile: speriamo che l’impegno non violento dei cattolici possa scongiurare questo pericolo, in quanto sappia proporsi come vera resistenza disarmata che si distingue appunto dalla guerra civile. Fu così per le Aquile randagie nel primo periodo dell’insorgente fascismo: la ribellione senza violenza, la resistenza attiva disarmata. Qualcuno sostiene che gli scout nella loro opposizione al regime fascista, che li mise fuori legge, furono profeti del pacifismo.
– Negli Usa sembra che siano i cattolici a reagire al trumpismo: se ci pensavano prima era meglio, ma chi ci dice che coloro che scendono in piazza oggi abbiano votato Trump. E poi le ribellioni sono ispirate e guidate dalle minoranze attive non dalle maggioranze passive… Scrive il mio amico Pino: “Ci siamo…i cattolici fanno la loro parte…il bullo pensava ad una protesta violenta…non è così caro bullo psicopatico…protesta pacifica ma senza sconti, mentre, politicamente parlando, i democratici americani sono molto timidi!!!”.
– Riscopro ogni giorno di più la grandezza di mio zio Ennio sacerdote, che si impegnò rischiando la vita, prima di tutto educando i giovani (credeva nei giovani!), insegnando loro cos’è la libertà e come la si conquista e la si difende da cattolici, appoggiando i partigiani attivamente ma senza l’uso delle armi, salvando vite umane (ebrei e oppositori del regime, ma persino i nemici con lo scambio dei prigionieri), coniugando impegno religioso e civile, mettendo in campo quel coraggio che purtroppo mancava all’alto clero dell’epoca, collocandosi nel filone lombardo dei sacerdoti (da don Gnocchi a don Minzoni, da don Ghetti a don Barbareschi) che seppero testimoniare la verità fino in fondo.
– Spero che la gerarchia cattolica americana non si faccia intortare e sappia reagire all’inganno pseudo-valoriale e rifiuti ogni e qualsiasi piatto di lenticchie, che non si faccia consigliare dagli esponenti cattolici del trumpismo guidati dal vice-presidente Vance e abbia il coraggio di decidere in proprio col Vangelo alla mano, senza tartufesche diplomazie e senza integralismi settari. Non c’è solo il problema dell’aborto, ma l’esigenza è quella di soccorrere tutte le debolezze, le povertà e le indigenze materiali e spirituali.
«Non ci sarà pace senza porre fine alla guerra che l’umanità fa a sé stessa quando scarta chi è debole, quando esclude chi è povero, quando resta indifferente davanti al profugo e all’oppresso. Solo chi ha cura dei più piccoli può fare cose davvero grandi». Così ha detto il Papa nel passaggio centrale del discorso rivolto stamattina ai partecipanti al convegno “One Humanity, One Planet”. «Madre Teresa di Calcutta, santa degli ultimi e premio Nobel per la pace – ha continuato Leone XIV – affermava a riguardo che “il più grande distruttore della pace è l’aborto” (cfr. Discorso al National Prayer Breakfast, 3 febbraio 1994). La sua voce rimane profetica: nessuna politica può infatti porsi a servizio dei popoli se esclude dalla vita coloro che stanno per venire al mondo, se non soccorre chi è nell’indigenza materiale e spirituale». (“Avvenire” – Tommaso Piccoli)
– Osservando il coraggio con cui gli scout delle Aquile randagie affrontarono bastonature e persecuzioni ho pensato a tutti coloro che nel periodo fascista soffrirono sulla loro pelle l’opposizione al regime, da Giacomo Matteotti a tutti i resistenti. Piero Calamandrei si rivolse con queste parole agli studenti a Milano nel 1955: “Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì, o giovani, col pensiero perché lì è nata la nostra Costituzione”.
– Non vorrei che il neofascismo di marca trumpiana adottasse nel nostro Paese la sottomarca meloniana. E allora, fin che siamo in tempo, vedano i cattolici di aprire gli occhi e di opporsi alla strisciante deriva italiana. Ci sono parecchi indizi abbastanza chiari, dalle forzature istituzionali a quelle repressive, dalla criminalizzazione degli immigrati al delirio della remigrazione. Siccome, secondo la famosa citazione di Agatha Christie, “un indizio è un indizio, due indizi sono una coincidenza, ma tre indizi fanno una prova”, stiamo attenti perché sull’antifascismo non si può scherzare anche se qualcuno tra revisionismo, autocritiche, pacificazione, colpi di spugna rischia grosso, finendo col promuovere il discorso di chi vuole voltare pagina, non capendo che, come direbbe mio padre, “in do s’ ghé ste a s’ ghe pól tornär “. Non vorrei chi ci finissimo dentro addirittura con la sponda/spinta americana: sarebbe un’autentica e storica beffa.
