La manovra italiana e soprattutto l’andamento della spesa pubblica (criterio-chiave del Patto di stabilità riformato) va nella giusta direzione, l’Italia sta facendo quanto richiestole dalle raccomandazioni Ue. È una promozione a pieni voti quella contenuta nell’opinione della Commissione Europea sulla bozza di legge di bilancio di Roma, nel quadro del pacchetto d’autunno del semestre europeo. Confermando la concreta possibilità che a giugno Bruxelles proponga la chiusura della procedura per deficit eccessivo. (da “Avvenire” – Giovanni Maria Del Re)
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La promozione del rating dell’Italia da parte dell’agenzia Moody’s, che ha alzato il giudizio sul debito sovrano da Baa3 a Baa2 con outlook stabile, rappresenta una notizia che non si registrava da ventitré anni e che segna un passaggio simbolico e politico di grande rilievo. L’agenzia americana, storicamente la più severa nei confronti del nostro Paese, ha riconosciuto quella che definisce una traiettoria coerente di stabilità politica, disciplina di bilancio e attuazione delle riforme, con particolare riferimento all’utilizzo del Pnrr e alla prospettiva di investimenti pubblici sostenuti nel triennio 2026-2028, superiori al 3,5% del Pil. (da “La nuova Bussola Quotidiana – Ruben Razzante)
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Il Belpaese incassa anche la promozione di S&P: il rating è confermato a BBB+ e le prospettive riviste al rialzo da ‘stabili’ a ‘positive’ “La traiettoria di maggiore credibilità verso l’Italia non conosce soste. Il lavoro paga”, ha detto il ministro dell’economia Giancarlo Giorgetti salutando la decisione di S&P. (ansa.it)
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Cresce povertà assoluta in Italia, allarme Caritas: +43,4% di indigenti in 10 anni. Aumenta ancora la povertà assoluta. Le persone che vivono in condizioni di indigenza rappresentano ormai il 9,8% degli italiani, cioè 5,7 milioni di cittadini, suddivisi in 2,2 milioni di nuclei familiari. Così certificano gli ultimi dati Istat sul tema, evidenziando un aumento esponenziale negli ultimi 10 anni: le famiglie in povertà assoluta sono aumentate del 43,3%. (da SkyTG24)
Noi viviamo in due diverse realtà, una virtuale fatta di numeri e una effettiva fatta di condizioni di vita. Non vanno d’accordo. A chiudere il paradossale cerchio è il fatto che il consenso ai governanti si forma sulla base della realtà virtuale narrata a livello mediatico. La democrazia è imprigionata in questo gioco dell’assurdo.
Un tempo si votava guardando il proprio portafoglio oppure ascoltando la voce del cuore: il portafoglio portava a destra, il cuore a sinistra. Oggi la stragrande maggioranza non vota più forse perché nel subconscio non accetta questa bolla entro cui siamo chiamati a respirare: una democrazia asfittica, non solo senza valori da rispettare, ma addirittura senza interessi da difendere.
Gli analisti favorevoli sostengono che l’attuale governo può essere promosso in quanto capace di creare stabilità politica ed economica; gli analisti contrari lo bocciano in quanto incapace di promuovere crescita economica e di creare nuova ricchezza. Ma anche la crescita non basta: c’è crescita e crescita! La ricchezza non si ridistribuisce automaticamente, tende ad andare dove già esiste ricchezza, creando ulteriori sperequazioni: bisogna rivedere i meccanismi di accumulo (perequazione salariale) e di ripartizione della ricchezza (perequazione fiscale). Questa dovrebbe essere la vocazione storica della sinistra riformista, invece essa propone dei pannicelli caldi e non riforme.
Perfino la Cina – il più grande laboratorio di crescita quantitativa della storia umana, la potenza che ha fondato più di ogni altra la propria legittimità politica sull’accumulo di riserve economiche – ha recentemente annunciato una svolta epocale, ad esito del Quarto Plenum che ha approvato il Quindicesimo Piano Quinquennale (2026-2030): la crescita economica non è più la priorità assoluta dello Stato; ora ciò che conta è il consolidamento della rilevanza strategica. Un messaggio che ha stupito l’Occidente, perché giunge dal Paese che ha trasformato l’espansione economica in religione civile e disciplina collettiva. Eppure, proprio (e finanche) la Cina ci indica ciò che nessuna retorica occidentale osa ammettere: le società che non ripensano il proprio modello di sviluppo e le proprie priorità, sono destinate a implodere. Ciò conferma che la crescita illimitata non è un destino ineluttabile, ma una narrativa ideologica da cui possiamo e dobbiamo affrancarci. «Chi crede che la crescita esponenziale possa continuare all’infinito in un mondo finito è un folle o un economista» ammoniva Kenneth Boulding. La crescita a tutti i costi, la crescita non buona, non rafforza le civiltà. Le distrugge. Di troppa crescita (e di crescita non buona) si muore. (da “Avvenire” – Francesco Cicione)
