Europa, resilienza e perseveranza, altrimenti…

La strada è lunga, l’Europa deve agire in fretta per la propria indipendenza e sovranità. Lo scossone groenlandese potrebbe facilitare un’accelerazione dei vari progetti ora in preparazione o già in via di realizzazione, dalla difesa europea alla sburocratizzazione, alla creazione di “gigafactory”, o al “Buy European” nei settori strategici, o ancora la diversificazione dei partner commerciali e dei fornitori di energia e materie prime (l’accordo commerciale con il Mercosur è firmato, anche se con l’intoppo dell’Europarlamento, il 27 dovrebbe arrivare la prima sigla di quello con l’India).

Il ritardo sull’intelligenza artificiale sugli Usa è enorme, ma, ricorda Der Spiegel, lo era anche quello sui jet di linea negli anni Settanta. Oggi il consorzio europeo Airbus dà filo da torcere a Boeing. E poi l’Europa ha potenti leve nei confronti degli Usa. Ad esempio, sul fronte dei servizi digitali: l’Europa acquista dai big Usa il 68% del proprio software. Senza il Vecchio Continente, la BigTech americana andrebbe al fallimento. Altro strumento micidiale: i titoli di Stato Usa. Secondo la grande banca d’affari Usa Citi, tra aprile e novembre 2025 sono stati acquistati per l’80% da investitori in Europa. Una vendita in grande stile sarebbe devastante per gli Stati Uniti, non a caso Trump ha minacciato «conseguenze» se ciò avverrà. Il che non ha impedito, intanto, a fondi pensione in Svezia e Danimarca di vendere tutti i Treasuries in loro possesso. O, ancora, l’Ue potrebbe decidere di effettuare i pagamenti con i Paesi terzi in euro anziché in dollari, facendo collassare il biglietto verde. In altre parole: l’Europa ha i numeri per essere una grande potenza da rispettare. Deve solo volerlo. (“Avvenire” – Giovanni Maria Del Re, Bruxelles)

L’Europa, Giorgia Meloni in primis, deve smetterla di barcamenarsi tra Bruxelles e Washington per decidere una linea propria che da una parte rispolveri la spinta ideale all’unità e dall’altra tenga conto dei profondi cambiamenti intervenuti nella situazione internazionale e nelle relative alleanze nonché delle potenzialità europee da mettere in campo.

«Pochi anni prima che morisse, gli chiesi: tutti parlano di pace in Europa, ma perché lo fanno se poi pensano a costruire un esercito per dichiararsi guerra? Lui divenne molto serio e rispose: non è così come dicono. L’esercito serve per non farsi attaccare e per evitare che ci sia un altro conflitto. Dovrà essere una forza di difesa comune, con costi da condividere. Poi serviranno un’economia comune e un unico ministro degli Esteri». Correva l’anno 1951, tre anni prima della morte dello statista democristiano. (intervista di “Avvenire al nipote di Alcide De Gasperi)

L’Europa se procede in ordine sparso è “becca e bastonata”. Smettiamola di pendere dalle sozze labbra di Donald Trump e procediamo per la nostra strada. C’è però pregiudizialmente un punto da chiarire: esiste in Europa chi è ideologicamente d’accordo con Trump e fa quindi fatica a prescindere da lui? Certamente sì. Tra costoro ci sono almeno due forze politiche del governo italiano. L’euroscetticismo in Italia e non solo in Italia è al governo, negli Stati più decisivi in chiave europea assume contorni di vero e proprio antieuropeismo nelle opposizioni di estrema destra.

Fin qui il discorso ideologico, poi viene quello politico: i partiti sedicenti europeisti non sono troppo convinti e convincenti. A volte si ha la sensazione che nell’Europa nessuno ci creda fino in fondo…

Allora tutto diventa difficile e velleitario. Occorrerebbe un salto di qualità nel senso di porre gli interessi europei al di sopra di quelli delle botteghe nazionali e partitiche: le attuali classi dirigenti non hanno questo coraggio e questa capacità.

L’Europa è debole perché è divisa istituzionalmente ed equivoca politicamente. In qualsiasi famiglia, se arrivano forti attacchi dall’esterno, ci si difende serrando le fila, mettendo in campo tutte le chance e assegnando la guida a chi ha carisma e capacità. Diversamente la famiglia rischia di andare a catafascio se qualcuno strizza l’occhio agli esterni e guarda ai propri interessi particolari.

Ho la sensazione che, tutto sommato, nell’Europa Unita ci credano più i popoli dei loro governanti: mentre i secondi tendono a balbettare di fronte agli attacchi esterni provenienti da Trump, per i primi ho l’impressione che stia scattando se non lo spirito unitario almeno quello dell’orgoglio e della difesa dell’autonomia e dell’indipendenza. Il ragionamento della gente sembra essere questo: abbiamo tanti limiti, difetti e problemi, ma nessuno deve permettersi di introdursi subdolamente in casa nostra per specularci sopra.

Sarebbe quindi il momento di cavalcare questa istintiva reazione popolare per proporre un modello di Europa più sociale e più giusto, nell’interesse del nostro continente e di tutto il mondo.