Mario Draghi, ritorno al futuro

La suggestione è potente: Mario Draghi inviato speciale dell’Unione europea per l’Ucraina. L’ex presidente della Bce, ex premier di (quasi) unità nazionale e già governatore della Banca d’Italia conserva assolutamente intatta la fiducia di cui gode, in Italia come sulla scena internazionale.

Per questo, quando Carmelo Caruso del Foglio ha chiesto a Giovanbattista Fazzolari se «l’inviato speciale» potesse essere proprio l’ex premier, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio ha risposto senza incertezze: «Sì. Se fosse per noi, sì». Nessun dubbio, a prescindere dal fatto che l’unico partito a non aver votato per Draghi premier era stato proprio Fratelli d’Italia. 

Il botta e risposta tra il giornalista e il braccio destro di Giorgia Meloni è nato subito dopo la conferenza stampa annuale della presidente del Consiglio. Proprio lei aveva parlato della necessità di un interlocutore europeo con la Russia: «Penso che su questo Macron abbia ragione. Credo sia arrivato il momento in cui anche l’Unione europea parli con la Russia». Anche per dare un ruolo alla stessa Europa: «Se l’Unione decide di parlare soltanto con una delle due parti in campo (l’Ucraina), temo che il contributo sia limitato». La presidente del Consiglio aveva chiuso il passaggio del suo discorso con una domanda: «Il problema è chi deve farlo».

Proprio da quello era nata la domanda del Foglio a Fazzolari. Ma al di là della conferma del credito di cui Mario Draghi gode, anche oggi e anche da parte di chi non è stato un suo sostenitore storico, non è affatto detto che a breve l’ex governatore Bce parta per Mosca su mandato dell’Unione. Certo, dalle parti della premier si conferma che lei stessa abbia parlato anche recentemente con gli interlocutori europei sulla necessità di un’Unione che parli con una voce sola.

Resta però il fatto che un inviato speciale dell’Ue  dovrebbe essere indicato appunto dall’Unione. Che dispone già, con la vicepresidente della Commissione Kaja Kallas, di un Alto rappresentante per gli Affari esteri. Anche se, secondo la Lega, l’oltranzismo anti russo dell’estone Kallas «è uno dei problemi».

Soprattutto, a Bruxelles quando si parla dell’argomento, il nome che spesso circola è quello del presidente finlandese Alexander Stubb. Che tra l’altro, e probabilmente non guasta, ha anche un cordialissimo rapporto con il presidente degli Stati Uniti: «Siamo buoni amici», ha detto Trump, che qualche mese fa lo ha anche invitato per una partita di golf sul campo di Mar-a-Lago: «È un ottimo giocatore». Ma in Europa c’è anche chi ipotizza che la delega per la questione ucraina potrebbe non essere destinata a una sola persona. E comunque, la decisione non parrebbe essere imminente.

Chi di certo non commenta è il diretto interessato, Mario Draghi. Ma anche dai partiti italiani non si intende intervenire. Matteo Salvini, parlando con i suoi, ha definito l’ipotesi una «fake news» e «una fantasia». Mentre dalle parti del ministro degli Esteri Antonio Tajani nessuno commenta. Anche se vicino a lui c’è chi ricorda che a suo tempo lo stesso ministro si era detto favorevole a un rappresentante unico: all’epoca Tajani aveva fatto i nomi di Silvio Berlusconi e Angela Merkel. (Corriere della sera – Marco Cremonesi)

A prescindere dalla plausibilità e dall’opportunità dell’oggetto, effettivamente sembra una fake news, anzi, a pensar male, potrebbe essere un modo di bruciare sul nascere una possibilità tutt’altro che remota. È comunque l’occasione per qualche impertinente riflessione.

Innanzitutto una simile voce fuggita dal seno di un braccio destro della premier, quel Fazzolari considerato un suo autorevole collaboratore, la dice lunga sul fatto che la pescivendola non saprebbe più che pesci pigliare e quindi arriverebbe ad affidarsi ad un suo cordiale nemico per togliere le proprie castagne dal fuoco europeo.

Potrebbe però anche esserci un’altra spiegazione: il nome di Draghi gira da tempo negli ambienti Ue e allora tanto vale, a scanso di spiazzamenti futuri, mettere per tempo il cappello su una eventuale sua candidatura ad un ruolo importante e delicato. Non si sa mai…

Non so fino a qual punto un incarico del genere a Mario Draghi possa essere digerito in sede Ue. Il fatto che stiano pensando al presidente finlandese Alexander Stubb, mi fa sorgere il dubbio che la prospettiva Draghi potrebbe essere considerata troppo fuori dagli schemi e quindi imbarazzante per la classe (non) dirigente europea.

Ma usciamo dai ballon d’essai e parliamo seriamente. Non so se a Draghi possa interessare una simile investitura, anche se ne avrebbe (quasi) tutte le qualità necessarie. Sarebbe infatti paradossalmente l’interlocutore giusto per Putin in quanto uomo strettamente legato alla cultura e alla tradizione politica statunitense e quindi credibile e atto a prendere accordi seri nella logica trumputiniana. Nello stesso tempo potrebbe garantire con il suo alto pragmatismo una convivenza accettabile tra Europa e Usa ed un ruolo importante, sia a livello politico che a livello economico, per la Ue e per il dopo-Zelensky nello smaltimento degli ingombranti rifiuti provenienti dal conflitto russo-ucraino.

Il presupposto della eventuale prospettiva diplomatica draghiana è che si punti ad una diplomazia “senza cuore” non, tanto per essere chiari, ad una diplomazia lapiriana: accordi non di bottega ma nemmeno di respiro etico sconvolgente.

In conclusione, nel contesto di una piccionaia sporca e disordinata, anche un sasso ben mirato e ben indirizzato da parte della Ue potrebbe servire. Forse troppo bello per essere vero.