Parma piena di sepolcri imbiancati

Chiedo scusa, ma intendo celebrare di seguito la festa di sant’Ilario, patrono della città di Parma, a modo mio. Mi sento parmigiano fin nel midollo delle ossa, sono nato e vissuto in Oltretorrente, amo Parma, ma progressivamente questo sentimento si è trasformato in amore-odio. Non mi sento più a mio agio in questa città così ricca di lussuosa prassi consumistica e così povera di sensibilità socio-politica in aperta contraddizione col suo passato glorioso. Il mio impegno a livello professionale e politico è finito per raggiunti limiti di età, mi resta la critica a livello civile. Guai a chi me la tocca!

Anche a Parma va in onda la fuorviante cantilena della cosiddetta sicurezza. I parmigiani “chiedono più sicurezza”, chi amministra la città enfatizza il “grande lavoro delle forze dell’ordine” soprattutto quello della polizia locale con “gli agenti più vicini alla gente nelle piazze e nei mercati rionali”. I virgolettati sono i titoli della narrazione gazzettiera del quotidiano locale.

Non mi unisco al coro, anzi mi distinguo nettamente da esso per cantare un altro ritornello. Parma viaggia su due binari: quello “fanfarone” di una pseudo-cultura dell’inconcludenza sparsa a piene mani tra convegni, progetti ed eventi; quello “svagato” del sistematico abbandono delle periferie territoriali e sociali.

La sicurezza viene dall’assetto civico e sociale e non, pur con tutto il rispetto possibile, dalle forze dell’ordine. Se aumentano povertà, emarginazione e discriminazione vuol dire che siamo fuori strada, che vogliamo arginare gli straripamenti della Parma con la carta assorbente di poliziotti e vigili. Se non si interviene a monte, a valle si potrà soltanto fare l’inventario dei danni. Questo è il circuito chiuso dell’ipocrisia che a Parma fa rima anche con massoneria…

Il sindaco Guerra e il vescovo Solmi si tengono ben lontani dal segnalare il problema: la denuncia della realtà malata è la indispensabile premessa per ogni cura efficace. Non voglio esagerare, ma il sindaco mette in campo la polizia locale accarezzando i cittadini con fantomatici presidi e il vescovo schiera la Caritas diocesana inaugurando la lavanderia dei poveri. Due approcci alla parmigiana, analoghi e volti a fare un po’ di fumo senza preoccuparsi dell’arrosto.

A proposito di fumo, “Parma è la città italiana che registra il maggiore aumento di residenti in 10 anni: dal 2024 al 2024 il tasso di crescita è stato del 4,9%, corrispondente ad oltre 8mila abitanti (nel 2024 eravamo circa 199mila). Lo stabilisce il rapporto Censis. Soddisfatto il sindaco Guerra: «Parma ha mantenuto la sua attrattività. È una città in cui si riesce a vivere a misura di persona». (Gazzetta di Parma)

I cittadini si sfogano nell’allarmismo criminalità e gli amministratori rispondono che la città non è fuori controllo. Sbagliano entrambi perché non hanno il coraggio di cogliere la verità e di affrontarla partendo dai problemi sociali: casa, lavoro, immigrazione, educazione, etc. etc.

L’80% dei parmigiani chiede più sicurezza e il 56% chiede più eventi. Di eventi ce ne sono anche troppi per una città che ama parlarsi addosso e guardarsi allo specchio; per la sicurezza bisogna ritornare daccapo e andare alla radice del malessere sociale.

In cauda venenum. Parma, Parma…città un tempo gloriosa e ricca di fermenti (i Farnese, Maria Luigia, il Correggio, il Parmigianino, il Teatro e la musica, i Borbone, Bodoni, Padre Lino, le barricate del 1922, Arturo Toscanini, occupazione della Cattedrale, Mario Tommasini, etc. etc.), sale alle cronache e alla ribalta nazionale per i clamorosi equivoci della statistica e per lo sbraitare di quattro stronzetti del sottobosco meloniano, che peraltro non vanno sottovalutati perché sono lo specchio di una città decaduta.