La furbetta della politichina

Nessuna critica o accusa di «appiattimento» smuoverà Giorgia Meloni da una certezza granitica: non c’è alcun modo di rapportarsi a Donald Trump efficace quanto quello che ha scelto lei. Con il tycoon, ma senza lasciarsi sfilare dall’Europa. Mostrando di comprendere le ragioni di fondo del presidente Usa al netto dei «modi assertivi», ma provando a contemperarle con un’azione paziente, non emotiva. Un “trumpismo cauto” che regge l’urto degli eventi. Che presenta sì un prezzo da pagare – la conferenza stampa si è aperta con il riconoscimento di fatto del governo venezuelano di Delcy Rodriguez, secondo la linea di Washington -, ma che consente anche di conservare dei margini negoziali con l’amministrazione Usa. Sull’Ucraina. E anche, secondo Meloni, sulla Groenlandia. (“Avvenire” – Marco Iasevoli)

Fin qui l’incipit di un benevolo e descrittivo commento di un bravo giornalista alla recente tradizionale conferenza stampa di Giorgia Meloni.

Dopo aver reso omaggio a tutti coloro che nella cosiddetta Prima Repubblica, da De Gasperi in avanti, riuscirono a coniugare fedeltà alle alleanze internazionali con autonoma capacità di critica e di proposta, dopo avere rilevato come il morbido messaggio augurale alla nazione di Sergio Mattarella, seppure ispirato ad alte ed equilibrate finalità più istituzionali che politiche, abbia fornito un involontario assist alla “pescivendola in barile”, preferisco andare al sodo delle mie sconsolate e spietate considerazioni.

«Giorgia Meloni», era scritto in alto. E poi: «Un comportamento 1 supponente, 2 prepotente, 3 arrogante, 4 offensivo, 5 ridicolo. Nessuna disponibilità ai cambiamenti. È una con cui non si può andare d’accordo».

Così recitava l’appunto di Silvio Berlusconi in ordine all’atteggiamento politico (e non solo) di Giorgia Meloni. Me ne sono ricordato ascoltando e rileggendo (per dovere di obiettività) i contenuti della conferenza stampa di fine anno della premier.

Più che di un “botta e risposta” si è trattato di un “carezza e risposta”, tanto erano leggere e accondiscendenti le domande formulate dai giornalisti, i quali, complice l’impossibilità di replica, hanno fatto da mera cornice all’evento mediatico.

Questo timido e pavido atteggiamento della stampa la dice lunga sulla carenza di vero dibattito politico, che finisce col favorire da una parte chi gestisce il potere e dall’altra per scoraggiare a priori chi vorrebbe criticare e si vede costretto ad una sorta di letale rassegnazione culminante nel non voto oppure a proteste culminanti nella violenza.

Ai sacrosanti aggettivi berlusconiani mi sentirei di aggiungere “ipocrita” se tale è chi parla o agisce, fingendo virtù, buone qualità, buoni sentimenti che non ha, ostentando falsa devozione o amicizia, o dissimulando le proprie qualità negative, i proprî sentimenti di avversione e di malanimo, sia abitualmente per carattere, sia in particolari circostanze, e sempre al fine di apparire diverso dalla realtà.

Non c’è stato argomento di rilievo su cui Giorgia Meloni abbia detto la verità soprattutto per quanto riguarda i rapporti con Donald Trump, con la Ue, col Presidente della Repubblica, con la Magistratura e con i partner di governo. Sembrava la vignetta del politico che si barcamena dicendo tutto e il suo contrario.

Non vale nemmeno la pena di entrare nel merito delle questioni, perché si cadrebbe nel giochino pirandelliano del così è se vi pare. La politica con Giorgia Meloni (peraltro purtroppo non solo con lei) è caduta molto in basso: non esiste più in quanto sostituita da una narrazione costruita nel laboratorio mediatico. Qui sta il pericolo. Quando la politica va in vacanza scattano i peggiori tradimenti democratici. E pensare che il momento politico non consentirebbe queste assurde divagazioni e richiederebbe tanta serietà e convinzione; c’è in giro un senso di smarrimento estremamente pericoloso a cui fare fronte con decisione e non da sottovalutare elargendo balle che stanno in pochissimo posto.

Se questa è furbizia…io preferisco definirla ipocrisia; se questa è abilità politica…io preferisco chiamarla colossale gag anti-democratica. Questione di punti di vista.