Un anti-evangelico connubio mercatale

La questione fiscale – tornata di attualità grazie alla manovra di bilancio 2026 varata dal governo e in discussione al parlamento – investe molti aspetti della vita: la politica, la socialità, il senso civico, l’etica e la religione.

I problemi delle casse erariali devono interrogare la nostra coscienza dal punto di vista civico, ma anche da quello religioso (Vangelo alla mano).

Nei giorni scorsi la liturgia cattolica ha celebrato la festa della dedicazione della Basilica Lateranense: occasione propizia per riflettere su cosa combiniamo nel tempio. Gesù vedeva in esso un mercato e buttò all’aria tutto quanto. Noi siamo diventati molto più sofisticati: non ci limitiamo a portare il mercato nel tempio, ma addirittura portiamo il tempio nel mercato. A buon intenditor… D’altra parte Gesù era più intransigente verso i sacerdoti del tempio che verso gli esattori delle imposte…

La logica del profitto ha guastato anche la morale cattolica: l’importante è non commettere atti impuri, non pagare le tasse è un peccato veniale se non addirittura una santa evasione allorquando serva, direttamente o indirettamente, a dirottare fondi verso il “tesoro del tempio”.

E cosa è l’otto per mille se non un modo elegante per dirottare fondi pubblici verso la Chiesa cattolica? Il meccanismo dell’otto per mille, che dovrebbe andare alle opere di carità, finisce prevalentemente col garantire lo stipendio dei preti. Per non parlare del fatto che alla Chiesa Cattolica viene concessa una sorta di “vuoto per pieno” rispetto alle opzioni dei contribuenti in sede di dichiarazione dei redditi.

Se la comunità cristiana volesse essere una cosa seria dovrebbe essere in grado di autofinanziarsi. Se una parrocchia vuole avere un sacerdote a tempo pieno a sua disposizione, dovrebbe toccare i parrocchiani nel portafoglio, invitandoli all’autotassazione religiosa senza fare ricorso agli aiuti di Stato.

Se la cattolicità vuole avere strumenti mediatici a propria disposizione e veramente autonomi da influenze profane, non deve finanziarli facendo ricorso, peraltro in modo sbracato, al mercato pubblicitario: le televisioni di ispirazione cattolica non si fanno scrupolo di lanciare interminabili spot pubblicitari prima e alla fine della trasmissione di messe, rosari, riti e dibattiti religiosi, etc. etc.; i giornali di emanazione cattolica sono zeppi di pubblicità nelle loro pagine e nei loro siti. Non è anche questo un modo di portare il tempio nel mercato?

La tanto discussa esenzione dall’Ici degli enti cattolici non è stata in gran parte un furto legalizzato, una sorta di evasione fiscale camuffata da intenti benefici?

È l’impostazione della Chiesa Istituzione a dare i brividi: troppe le commistioni col potere, troppi i privilegi, troppe le concessioni, troppi i vantaggi impropri. A Parma, quando si parla di queste cose, vengono in mente le erogazioni benefiche della Parmalat alla diocesi e agli enti ad essa collegati o collegabili. Don Scaccaglia ebbe, a suo tempo, il coraggio di denunciare questi rapporti “anomali”. Ebbe quale risposta scritta un’autentica supposta di alta acrobazia intellettuale, ma di scarso cuore, di cui riporto il passaggio più significativo.

“Del resto, se dovessimo badare preventivamente alle fonti inquinate, dovremmo, per essere coerenti, rifiutare il nostro stipendio che, per i ¾ proviene da tasse pagate sino all’anno scorso da Tanzi, ma insieme con lui da migliaia di contribuenti inquinati o fortemente sospetti…”

Come dicono i veneti, “Xe pèso el tacòn del buso”: significa letteralmente “la pezza è peggio del buco”. Questo proverbio viene usato per descrivere una situazione in cui si cerca di risolvere un problema in modo grossolano, ma si finisce per peggiorarla ulteriormente.

Ad una seria ed evangelica contestazione si risponde con una esercitazione intellettuale in stile curiale e in linea con finezze diplomatiche, che, come le balle, stanno in poco posto, alle quali è giunta l’ora di reagire con una certa decisione (si badi bene, non cattiveria). Intransigenti coi poveri e comprensivi coi ricchi, rigorosi in materia sessuale, ma permissivi nelle ingiustizie sociali. Basta! Signor Papa, Signori Cardinali, Signori Vescovi e Signori Preti o cambiate musica o cambiate religione.