L’essenziale protagonismo resistenziale

Mentre a Bruxelles si vedevano alcuni dei referenti politico-militari delle minoranze, dall’altra parte dell’Atlantico si è recato Abdullah Mohtadi, leader dell’altro movimento curdo, il più noto e organizzato “Partito Komala del Kurdistan iraniano”. È volato negli Stati Uniti «per ribadire la posizione di pieno sostegno a un Iran non nucleare», ha detto. Le coincidenze, per chi conosce quel labirinto minato che è il Medio Oriente, non esistono. Due giorni fa Mothadi inviava ai suoi sostenitori un messaggio in parte da decifrare. Gli incontri americani «si sono svolti a Capitol Hill (il Parlamento Usa, ndr) e con osservatori dell’Iran al di fuori del governo statunitense». A chi si riferisse, se ai sauditi o ad altre entità, non ha voluto precisarlo. Una cosa però il leader curdo, che ha rimproverato l’Europa per essersi fatta da parte, ha voluto ripetere per rassicurare chi teme che possa scoppiare una guerra interna tra diverse fazioni fino a tracimare specialmente fino al confine turco: «Siamo a favore di un Iran democratico, dei diritti dei curdi e della pace con i nostri vicini».
Argomenti ribaditi ieri da Maryam Rajavi, presidente eletta del “Consiglio nazionale della resistenza iraniana”. «La soluzione a questa guerra e a questa crisi risiede nel rovesciamento e nel cambiamento di questo regime da parte del popolo iraniano e della sua resistenza», ha detto davanti al Parlamento Ue, invocando il riconoscimento «della lotta del popolo iraniano per rovesciare il regime». I tempi stringono, a giudicare anche dalle parole di Abdullah Mohtadi, che ha lasciato gli Usa con un saluto sibillino: «La prossima settimana sarà importante». (dal quotidiano “Avvenire” – Nello Scavo)

Ho molti seri dubbi che la guerra israeliana contro l’Iran possa favorire un repentino e positivo cambio di regime: la storia, almeno quella dopo il secondo conflitto mondiale, insegna esattamente il contrario. Ai regimi dispotici, combattuti e abbattuti dall’Occidente per mero opportunismo, hanno fatto seguito situazioni confuse e tutto sommato ancora peggiori: gli esempi si sprecano dalla Libia all’Afganistan.

Anche le forze contrarie ai pasdaran costituiscono purtroppo un’accozzaglia assai difficile da interpretare e da aiutare dall’esterno. Una cosa è certa: soltanto da una loro forte presa di coscienza e da una loro profonda volontà di cambiamento può dipendere una nuova pagina di storia in senso autenticamente democratico. Sono loro a dover dettare tempi e modi a cui fare riferimento per eventuali interventi esterni mirati e non sconclusionati, motivati e non strumentali, rispettosi e non utilitaristici.

Israele e gli Usa non mi sembrano affidabili per operazioni così delicate e complesse, non hanno il rispetto dei valori democratici e si muovono in base ad interessi contingenti o comunque al di fuori del diritto internazionale. Come può infatti ristabilire in uno Stato l’ordine fondato sul rispetto dei diritti fondamentali chi li viola sistematicamente a casa propria e a livello internazionale? Non vorrei che gli oppositori iraniani si appoggiassero a chi li vuole soltanto strumentalizzare per poi magari mettere in piedi un regime che risponde più ai “liberatori” che ai “liberati”.

Faccio fatica ad intravedere il protagonismo unitario indispensabile per una resistenza da parte delle forze di opposizione iraniane, una sorta di Comitato di liberazione che dialoghi e collabori con gli Stati veramente amici e non con quelli che fanno finta di esserlo.

Faccio ancor più fatica a vedere nell’Occidente, guidato da Netanyahu e Trump, l’interlocutore affidabile e pronto a ritarare la propria azione sulle esigenze della popolazione iraniana. E il resto del mondo arabo quale ruolo potrà avere al di là dei meri opportunismi economico-commerciali? Per non parlare di eventuali interferenze russe…

La Resistenza italiana durante la seconda guerra mondiale era dotata di valori democratici unitari e gli alleati condividevano nella sostanza l’antifascismo e l’antinazismo: se tento un parallelo non trovo attualmente i valori e principi su cui basare un’azione simile. Intendiamoci bene, non è che gli Usa fossero dei benefattori, avevano tutto il loro interesse ad appoggiare la Resistenza, però c’era una comunanza ideale che faceva da substrato alla guerra di liberazione. Contro l’Iran non è proprio così.

Non escluderei drasticamente che dal male della guerra scatenata da Israele possa sortire un’occasione per voltare pagina, purché cessi il massacro dei Palestinesi e le nuove pagine, quella palestinese e quella iraniana, le scrivano gli interessati veramente democratici ed autonomi. Al momento mi sembra il libro dei sogni!