Il mio sdegno lo riservo tutto per Giorgia Meloni

Il 28 ottobre 2026 la Giudice per le indagini preliminari (Gip) di Milano, Tiziana Landoni, ha respinto la richiesta della Procura di convalidare il fermo e di applicare misure cautelari nei confronti di Youssef Siher, attivista e ricercatore accusato di aver fondato sui social il “Movimento 17 ottobre”, disponendo l’immediata liberazione del giovane dal carcere di San Vittore.

Secondo la decisione del tribunale, le accuse formulate dalla Procura – che ipotizzavano l’istigazione a delinquere aggravata da finalità terroristiche ed eversive – sono state ritenute prive di fondamento:

Nelle attività e nei messaggi social di Siher non sono stati riscontrati concreti elementi di incitamento alla violenza o pianificazione di attentati, bensì un tentativo di mobilitazione e “disobbedienza civile” contro le politiche del governo. La giudice ha rilevato altresì la totale mancanza dei presupposti di urgenza che avrebbero dovuto giustificare il fermo cautelare.

C’era da aspettarselo, appariva infatti evidente la forzatura giudiziaria, che creava, seppure indirettamente e involontariamente, l’occasione per la cavalcata governativa del pretestuoso ed ipocrita tentativo di squalificare sul nascere e indiscriminatamente le proteste in atto.

Un motivo in più per essere attenti ed intransigenti difensori dell’autonomia della magistratura e della divisione dei poteri a livello istituzionale. Resta la perplessità per la totale divergenza di opinioni fra pubblico ministero e giudice per le indagini preliminari. Così come non oso pensare che la Gip di Milano abbia voluto aiutare i protestatari, ma semmai solo difendere i loro diritti, non voglio nemmeno lontanamente immaginare che la procura milanese abbia voluto dare una mano al governo.  Mi rimane addosso comunque un certo pur prevedibile e forse un tantino malizioso stupore. Vuoi vedere che l’aria politica pesante al limite dell’intimidatorio, che regna nel Paese si ripercuote anche sulle procure della Repubblica?

Lo stupore aumenta se considero che la Presidente del Consiglio ha espresso profondo sdegno attraverso i propri canali social, definendo la scarcerazione una decisione “vergognosa” e “una mortificazione per le forze dell’ordine e per i cittadini”.

Io, da cittadino, non mi sento affatto mortificato, anzi! Mi sento invece schifato dalle reazioni di Giorgia Meloni e interrogato in modo inquietante sul suo operato sempre più ai limiti della democrazia formale e oltre quelli della democrazia sostanziale. Il tutto ancor più inaccettabile considerato il vomitevole e coccodrillesco (da una parte subdole critiche e dall’altra niente conflittualità fra politica e magistratura) controcanto del ministro Carlo Nordio con tanto di sviolinata alla procura ed esclusione (bontà sua…) di ispezioni sull’operato della Gip.

Non so se sia legittimo che i governanti si esprimano in questo modo sul comportamento di un giudice (definire una decisione vergognosa non è una semplice ed ammissibile critica); certamente non è serio e tanto meno opportuno. No ho idea se esistano gli estremi per un intervento ufficialmente censorio da parte del presidente della Repubblica, che fino a prova contraria presiede il Consiglio Superiore della Magistratura; sarebbe quanto meno opportuno un pressante invito alla correttezza istituzionale, ma siamo al punto che Mattarella dovrebbe quasi tutti i giorni rimproverare qualcosa al governo e quindi capisco che non ne possa più…

D’altra parte il leitmotiv del governo Meloni è quello di attaccare sempre chi osa essere in contrasto con i propri indirizzi: è così verso la stampa che infatti sta diventando sempre più di regime, è così con l’opposizione in Parlamento, che infatti si sta riducendo a pirlamento, è così coi sindacati, che infatti stanno progressivamente perdendo  la loro verve conflittuale e la loro forza d’urto e non costituiscono più la massa critica sociale tipica del sistema democratico, è così nei confronti delle Regioni ritenute un inutile orpello pseudo-costituzionale (salvo sventolare la bandierina delle autonomie rafforzate), è così verso chiunque abbia l’ardire di criticare e ancor più di protestare.

E allora ben venga che la gente scenda in piazza per togliersi il bavaglio e rimuovere la sordina, che invece purtroppo continua a funzionare.

Si pensi a quanta enfasi accusatoria hanno usato i media nei confronti dello sbrigativo “mostro” Youssef Siher, e quanta poco spazio hanno concesso alle motivazioni della sua scarcerazione, si pensi a quanta assurda par condicio mediatica è stata riservata alla decisione di un magistrato (competente) e alla reazione di una governante (incompetente), si pensi a quanta demagogica attenzione viene rivolta ai danni procurati dalle violenze di piazza rispetto al silenzio riservato alle rivendicazioni della piazza stessa e alle violenze subite da tanti cittadini ad opera di chi (s)governa, si pensi al fatto che tutti i santi giorni a tutte le ore del giorno protagonista televisiva assoluta è Giorgia Meloni (più in Rai che in Mediaset…).

La decisione della Gip milanese è stata citata solo per consentire a Giorgia Meloni di insolentire questa giudice che ha osato ragionare sotto l’influenza del codice penale e non sotto la pressione di quello che sta giorno dopo giorno rivelandosi come un vero e proprio regime.

Ricordo che mio padre, per sintetizzarmi in poche parole l’aria che tirava durante il fascismo, per delineare con estrema semplicità, ma con altrettanta incisività, il quadro che regnava a livello informativo, mi diceva: se si accendeva la radio “Benito Mussolini ha detto che…”, se si andava al cinema con i filmati luce “il capo del governo ha inaugurato…”, se si leggeva il giornale “il Duce ha dichiarato che…”. Tutto più o meno così ed è così, in forme e modi più moderni, ma forse ancor più imponenti e subdoli, anche oggi in Italia.