«Vi racconto la vergogna di Niscemi. I fondi per prevenire il dissesto vennero stornati». Parla l’ex prefetto, Isabella Giannola, che nel 1997 era commissario per l’emergenza frana: «In 2-3 anni realizzammo tutte le opere necessarie alla vita del paese. Poi si è evitato di chiedere conto delle proprie responsabilità a chi le aveva, a partire dalla Regione. Anche le demolizioni sono rimaste tutte sulla carta e chi doveva fermare gli abusi edilizi non l’ha fatto». «Dopo la frana del 1997 a Niscemi noi realizzammo tutte le opere necessarie per ripristinare la vita nel paese. Invece non si realizzò l’opera, gestita dalla Regione, per prevenire altri dissesti idrogeologici. E anzi i fondi vennero stornati. Una decisione vergognosa». A denunciare è Isabella Giannola, trenta anni fa prefetto Caltanissetta, che il governo guidato da Romano Prodi nominò commissario straordinario per l’emergenza frana, diversamente dalla scelta attuale di nominare commissario il presidente della Regione. Il prefetto Giannola è una vera donna delle istituzioni. (da “Avvenire” – Antonio Maria Mira)
Leggendo di questa inquietante vicenda di pubblica irresponsabilità ritorno ad una convinzione semplice, ma non semplicistica: i politici investiti di incarichi amministrativi devono smetterla di occuparsi di massimi sistemi, ma si devono dedicare anima e corpo ai problemi concreti della gente e prima di tutto a quelli della salvaguardia dell’ambiente in cui vivono i loro amministrati.
Se è vero che anche l’amministrazione è politica, sarebbe però più che opportuno evitare di politicizzare le candidature locali facendole diventare specchio fedele degli equilibri partitici nazionali, così come di interpretare i risultati elettorali delle consultazioni amministrative quale mero specchio positivo o negativo della salute del governo o delle opposizioni ad esso: i comuni vengono giocati come carte sul tavolo dello scontro tra le forze politiche a livello nazionale, i candidati e gli eletti sono considerati strumenti di propaganda di partito e non espressione genuina e fattiva delle autonomie e della capacità di affrontare i problemi delle comunità locali.
La gara elettorale per il Comune di Milano si accende in vista del voto previsto per la primavera del 2027, quando scadrà il mandato del sindaco Giuseppe Sala. Il dibattito politico e il “totonomi” sono già aperti tra ipotesi civiche, movimenti emergenti e il confronto all’interno delle grandi coalizioni. (come volevasi dimostrare…)
Sindaci, presidenti di regione, assessori etc. devono smetterla di interpretare le loro funzioni come preludio alla carriera politica, ma devono impegnarsi a servizio dei cittadini loro assegnati. Li sento e li vedo invece dediti a grandi discorsi, a programmi fantasiosi e molto distratti rispetto ai problemi quotidiani della popolazione a partire dalla sua incolumità. Non vorrei che rientrasse in questa logica anche un certo parlare che si fa intorno all’attuale sindaco di Genova, Silvia Salis, riguardo ad una sua candidatura alla guida del campo largo di centro-sinistra in vista delle prossime elezioni politiche e alla fioca luce delle prospettive di cambiamento climatico nel post-referendum. Spero che non la si induca troppo in tentazione e la si liberi dal “male” del salto della quaglia istituzionale.
Infatti prima o dopo arriva il conto da pagare e chi lo paga? Tutti si sono dimenticati a casa il portafoglio, tutti si nascondono dietro un dito, danno la colpa alla mancanza di risorse e alle lungaggini burocratiche. L’intervista succitata dimostra il contrario: spesso i fondi esistono ma li si usa male, mentre la burocrazia diventa un alibi sotto cui seppellire le proprio clamorose responsabilità.
I lavori, che erano finanziati dalla Protezione civile e quindi dal Governo, furono tutti realizzati in 2-3 anni. Opere necessarie alla vita del paese, in particolare del quartiere Sante Croci che è lo stesso colpito dalla frana di oggi: acquedotto, fognature, strade, case popolari. Per uno dei progetti feci ricorso anche a fondi europei e riuscimmo a spenderli tutti, a realizzare l’opera e anche collaudarla. Mi dissero che era la prima volta. Non fu facile, bisognava addestrare i funzionari alle procedure europee, ma lo abbiamo fatto, ci siamo riusciti. Quando si vuole si può. (ancora dall’intervista all’ex prefetto Giannola)
Purtroppo non solo non si fanno i lavori ma si lascia campo aperto all’abusivismo, che è il preludio al disastro ambientale. Nella migliore delle ipotesi trascuratezza, nella peggiore favoritismi vari. Dagli amministratori locali non si pretendono miracoli, ma il massimo della correttezza e dell’impegno.
Anche i risultati dell’ultima tornata di elezioni amministrative ha dimostrato che i cittadini si aspettano competenza, concretezza ed esperienza dagli amministratori locali: da una parte potrebbe sembrare il ripiegamento della politica su schemi meramente pragmatici, dall’altra dovrebbe essere la fuga dalla nebulosità politica che snobba i problemi reali per rifugiarsi nella demagogia d’alto (?) bordo, che nulla ha a che vedere col richiamo alle idealità ed ai valori, ne è anzi una specie di caricatura. È un difetto comune un po’ a tutte le forze politiche, che cercano nel piccolo solo la controprova della giustezza del grande (?). Se la destra se lo può anche permettere, la sinistra assolutamente no a costo di perdere il contatto con la gente, che è indispensabile come l’aria del suo respiro politico.
Mi sia consentita una citazione sulla politica intesa come servizio (il valore su cui basarsi), che quindi deve partire, per dirla con don Tonino Bello, vescovo e profeta, dal tanfo che sale dai sotterranei della storia.
«Perché nasca un nuovo ordine di giustizia e di pace dobbiamo accendere, con quella della pietà, la lampada della politica, intesa come maniera esigente di vivere l’impegno umano e cristiano al servizio degli altri. Una politica sottratta alla lussuria del dominio. Preservata dall’adulterio con i corrotti. Inossidabile alle esposizioni lusingatrici del denaro. Restituita finalmente alla simpatia della gente. E resa oggetto di una reverenza quasi sacerdotale, se è vera l’ardita intuizione di Giorgio La Pira che affermava: “La politica è l’attività religiosa più alta dopo quella dell’unione intima con Dio”» (Rivoluzione nella politica).
Si lascino quindi perdere i voli pindarici che nulla hanno di ideale e valoriale e si torni con estrema umiltà ed operosità laddove viene a mancare la terra sotto i piedi.
