La destra ultranazionalista non è più un fantasma, bensì realtà. Un partito classificato dal Verfassungsschutz come di estrema destra ha vinto le elezioni. L’AfD in Sassonia-Anhalt è classificata dal 2023 dall’Ufficio regionale per la tutela della Costituzione come partito di estrema destra. L’attività del partito è ritenuta contraria ai “principi essenziali dell’ordinamento democratico liberale”, in particolare alla “garanzia della dignità umana sancita dalla Legge fondamentale”. L’AfD ha impugnato tale classificazione e il procedimento è attualmente sospeso. Se l’AfD dovesse andare al potere, sarebbe la prima volta nella storia della Repubblica Federale tedesca che un partito classificato come di estrema destra possa governare un land.
Alle elezioni regionali in Sassonia-Anhalt, l’AfD sfonda ed è la prima forza politica, ottenendo un risultato record: il 43,8%, guadagnando oltre il 23% rispetto all’ultima tornata elettorale. Alle altre forze politiche restano solo le briciole. Per la Cdu è una catastrofe, la sconfitta più pesante nelle elezioni amministrative-regionali nella storia della Repubblica federale, così è stata descritta da autorevoli analisti e politologi. In soli quattro anni i cristiano-democratici hanno lasciato per strada il 19.9% delle preferenze, ottenendo un misero 17,2%. Intanto i liberali della Fdp sono fuori anche dal parlamento regionale di Magdeburgo, invece il Bsw è dentro. Oltre a questi, nel landtag di Magdeburgo sono rappresentati altri quattro partiti: i socialdemocratici della Spd si attestano al 9,3 per cento. I Verdi raggiungono l’8,9 per cento, registrando il miglior risultato del partito in un’elezione regionale in Sassonia-Anhalt. La Linke ottiene l’8,6 per cento, un risultato inferiore rispetto alla tornata elettorale precedente. La Fdp, con il 2,6 per cento, non riesce a superare la soglia di sbarramento del 5 per cento. Il Bsw, invece, alla sua prima partecipazione elettorale, riesce a entrare nel parlamento regionale ottenendo il 5,3 per cento. Di conseguenza, l’AfD ottiene 39 seggi nel landtag (parlamento regionale) e la Cdu 15; Spd, Verdi e Linke conquistano 8 seggi ciascuno, mentre il Bsw ne ottiene 5. L’affluenza alle urne è stata del 77,8 per cento (contro il 60,3 per cento del 2021), un dato record. Gli aventi diritto al voto erano poco meno di 1,7 milioni. (“Avvenire” – Vincenzo Savignano, Berlino)
Anziché unirmi al coro dei preoccupati per questa ondata di destra estrema, peraltro assai prevedibile, preferisco puntare l’attenzione sulla debacle del centro moderato, i cristiano-democratici della Cdu, alla faccia di quanti anche in Italia vagheggiano un ritorno della politica al centro per combinare cosa non è dato sapere. Evidentemente in Germania è andata in crisi la schematica impostazione che vuole gli elettori orientati a escludere gli estremismi di destra e sinistra per scegliere una politica insipida che tutto accetta ed ammette, ovattandone gli aspetti più problematici ed imbarazzanti: dalla guerra ai muri contro l’immigrazione, dal riarmo all’europeismo di pura facciata, dall’economicismo alla tradita ispirazione cristiana.
La sinistra è spezzettata e imprigionata nella diatriba tra riformismo e radicalismo: una componente, il Bsw, Bündnis Sahra Wagenknecht – Vernunft und Gerechtigkeit, partito politico tedesco, fondato l’8 gennaio 2024, costituito in gran parte da dissidenti del partito di sinistra Die Linke, è l’unica che in Sassonia sarebbe disponibile ad un accordo di governo con l’Afd: “Abbiamo dichiarato di voler dialogare con tutti i partiti; ciò include l’AfD”. Esisterebbero molti punti in comune: “Abbiamo diverse convergenze, soprattutto sulla questione russa: siamo contrari a sanzioni che stanno letteralmente rovinando la nostra economia”. Al pari dell’AfD, anche il Bsw auspica “energia a basso costo”, mentre sussistono invece divergenze sui temi dell’istruzione e dell’economia. Intravedo una sorta di accordo, seppure a livello regionale, simile a quello italiano tra Lega e M5S.
La ritrovata partecipazione al voto ha portato ad un voto sostanzialmente di protesta e di proposta nazisteggianti, mentre i partiti tradizionali stanno alla finestra bloccati da un accordo di puro potere tra cristiano democratici e socialdemocratici a livello europeo e nazionale. In Germania e in Europa stanno seppellendo le idealità fondamentali della politica, lasciando campo libero al più nostalgico dei qualunquismi.
In Italia la situazione non è molto diversa anche se non esistono formazioni politiche di centro degne di tal nome, la destra è al potere relativamente divisa e disturbata dalla fronda fascisteggiante Di Roberto Vannacci, la sinistra mantiene una sua litigiosa consistenza. Non ho idea di quali contraccolpi potrà avere a livello italiano la folle politica tedesca. A prescindere dagli schieramenti stanno facendo scuola la proposta riarmista, la visione minimalista dell’Europa, la dabbenaggine filo-trumpiana e l’ansia anti-putiniana.
Il vento populista torna a soffiare forte in Europa, stavolta venato da nostalgie naziste. E il trionfo dell’Afd in Sassonia-Anhalt, il più anziano e povero tra i Land tedeschi, complica le riflessioni in Italia di Giorgia Meloni e dei suoi alleati su tre nodi chiave: i rapporti con la Germania di Friedrich Merz e con l’Europa in generale, l’alleanza con Roberto Vannacci e la data del voto. (“Il Sole 24 ore” – Manuela Perrone)
In questo strano momento storico l’Italia, tutto sommato è messa meglio della Germania, anche se i tedeschi possono permettersi di fare cazzate assorbite da un’economia più forte e da una socialità più strutturata. Noi facciamo i furbi e abbiamo al governo la facitrice di furbizia che prima o poi ci porterà a sbattere.
La Germania ci sta suonando la sveglia? Forse siamo talmente intontiti da non sentirla e da preferire la stabilità dell’ozio all’instabilità dei vizi.
