È di tutta evidenza che ci sono aspetti che chiamano in causa direttamente il ruolo del capo dello Stato, più di tutti l’indicazione (rafforzata) del candidato premier da parte di tutte le liste alleate. Previsione che mira palesemente a mettere in imbarazzo le attuali, sfilacciate, opposizioni, ma che nei fatti entra, sia pur in modo non vincolate, in una fondamentale prerogativa del Quirinale. Inoltre il premio previsto, anche se è stato un po’ ridotto, consentirebbe lo stesso alla “minoranza vincente” di eleggersi da sola il nuovo capo dello Stato dal quarto scrutinio in poi e davvero non si capisce cosa c’entri questo con la governabilità. (“Avvenire” – Angelo Picariello)
Sono colpevolmente piuttosto disinteressato alla questione della legge elettorale tornata in primo piano e con molta sospettosa fretta nell’agenda parlamentare. Per ora mi concentro, perché mi premono molto, sui due punti di cui al citato articolo di “Avvenire”: la messa in discussione di fatto della prerogativa costituzionale del Capo dello Stato nella nomina del Presidente del Consiglio e la possibilità che chi vince le elezioni, grazie al premio di maggioranza, possa dal quarto scrutinio eleggere il Presidente della Repubblica bypassando il gioco parlamentare.
È piuttosto evidente che, se l’introduzione del premierato è uscita, seppure indirettamente, dalla porta col recente referendum, può rispuntare dalla finestra con l’indicazione del premier sulle schede elettorali: a quel punto il capo dello Stato di fatto non potrebbe più mettere il becco nella nomina del premier stesso. Siamo ad una surrettizia violazione della Costituzione che prevede espressamente all’articolo 92 che spetta al Presidente della Repubblica nominare il Presidente del Consiglio dei Ministri e, su proposta di questo, i Ministri.
Già il definire premier un presidente del Consiglio, semplice primus inter pares a livello governativo, mi sembra una forzatura costituzionale, figuriamoci se il premier venisse addirittura indicato dagli elettori su proposta dei partiti e delle coalizioni fra partiti. I poteri del Capo dello Stato e del Parlamento verrebbero populisticamente aggirati o addirittura giubilati.
Anche la nomina del Capo dello Stato verrebbe di fatto sottratta al Parlamento e rimessa populisticamente alla minoranza degli elettori a loro volta rappresentati da una pattuglia parlamentare di minoranza: un Presidente della Repubblica nominato sostanzialmente su due livelli minoritari. La Costituzione completamente stravolta!
Che a Giorgia Meloni prema di essere alla svelta (fintanto che tira il vento di destra) confermata Presidente del Consiglio o addirittura promossa a Presidente della Repubblica magari con il varo di un ticket di suo assoluto gradimento è abbastanza noto, ma che un simile piano passi alla chetichella in un Parlamento trasformato in Pirlamento non riesco a berla (da bótte).
Spero che l’opposizione faccia le barricate in difesa della Costituzione e non si lasci fuorviare in una trattativa bottegaia, preoccupata più di fare le primarie per designare il proprio candidato premier che di difendere le fondamentali prerogative del Capo dello Stato. Non trasformiamo la Carta Costituzionale in una sorta di scontrino di cortesia per acquistare il governo a spese del Parlamento o Pirlamento come dir si voglia.
