La Repubblica Italiana vive saldamente ancorata ai valori che ha testimoniato in questi 80 anni, votata alla ricerca di soluzioni di pace e della indipendenza dei popoli; impegnata nella difesa della dignità e dei diritti della persona; sostenitrice convinta della cooperazione internazionale: principi che oggi vediamo gravemente aggrediti. Una tendenza regressiva dell’ordine internazionale che ha avuto un acceleratore preciso: l’ingiustificabile invasione dell’Ucraina da parte della Federazione Russa. Avvertiamo come nostra la causa della indipendenza e della libertà di Kyiv. Il caos è tristemente evidente anche in Medio Oriente, conferma che le cattive pratiche raccolgono velocemente seguaci. Ne sono l’eloquente esempio la irrisolta crisi indotta dal conflitto tuttora in atto a Gaza e la perdurante minaccia di una guerra su vasta scala che dall’Iran potrebbe irradiarsi a tutta la regione, e che già colpisce così brutalmente e in modo indebito la popolazione civile del Libano. Tutto questo non deve indurre alla rassegnazione, in nome di un malinteso realismo che, oltre che moralmente deprecabile, rappresenterebbe un grave errore di valutazione. Nel quadro, che appare desolante per la legalità internazionale, va ribadito che si tratta di questione di volontà e di scelte. Possiamo decidere, infatti, di continuare a promuovere la primazia del diritto internazionale e la ricerca di soluzioni condivise, avverso alla logica dello scontro e della discordia. Alimentare giacimenti di rancore, di odio spinge, infatti, soltanto sulla strada della guerra e dei conflitti perpetui. (dall’intervento del presidente della Repubblica Sergio Mattarella al corpo diplomatico accreditato presso lo Stato italiano in occasione della Festa della Repubblica)
Quanto ai rapporti tra Stato italiano e Chiesa, «l’articolo 1 del Concordato, riconoscendo reciproca sovranità e indipendenza di Italia e Santa Sede, esprime principi di libertà e collaborazione a favore della persona e del bene comune. La Chiesa ha sempre voluto cooperare con lo Stato nel pieno rispetto della libertà religiosa e di coscienza, promuovendo dignità, solidarietà e bene comune, in armonia con i valori fondanti della Repubblica». Per questo, le Chiese in Italia guardano a questo anniversario «con riconoscenza per il cammino compiuto e con preoccupazione per le ferite presenti: la povertà crescente, la denatalità, la sfiducia, le disuguaglianze, la violenza verbale, l’indifferenza e la tentazione di chiudersi in un destino individuale. Le nostre comunità rifiutano la guerra come mezzo di risoluzione dei conflitti e, ispirate dall’insegnamento di papa Leone, avvertono come urgente il compito di educare alla pace, custodire la democrazia e costruire comunità». (dal messaggio del presidente della Cei Matteo Zuppi al capo dello Stato in occasione della Festa della Repubblica)
All’interno di due nobili e incoraggianti messaggi, che meritano integrale e attenta lettura, intravedo due reticenze che non mi piacciono. Non credo di essere alla ricerca critica del pelo nell’uovo, ma di reagire, senza alcun intento polemico, ad un senso di parzialità della verità storica emergente dai due messaggi di cui sopra.
Il capo dello Stato rimane vittima del doppiopesismo adottato in sede di analisi dei comportamenti degli Stati in spregio del diritto internazionale e senza alcun rispetto per i diritti dell’uomo e dei popoli: mentre per la Russia ha trovato e trova la “denuncia” con parole fin troppo crude e giudizi fin troppo drastici in una logica di recupero diplomatico in vista di sacrosante iniziative pacificatrici, per Usa e Israele scatta la “preoccupazione” con una sorta di dissimulata reticenza in filigrana nell’ammettere precise colpe e responsabilità altrettanto gravi da denunciare apertamente (il caos in Medio Oriente ha nomi e cognomi che vanno ben oltre il terrorismo di Hamas ed Hezbollah). Non basta inquadrare il tutto in una tendenza regressiva dell’ordine internazionale: esistono autentici genocidi in atto!
Spero non si tratti di carità di governo Meloni o comunque di mero appiattimento su alleanze storiche buttate all’aria da folli comportamenti americani e israeliani. Sergio Mattarella non ha motivi nascosti per puntare ad un’eventuale ricandidatura al Quirinale e non ha soprattutto condizionamento alcuno proveniente da un suo passato peraltro fulgido in senso politico e civile. E allora non capisco questo ripiegamento sulla ragion di Stato che fa a pugni con la ragion di pace.
Discorso analogo mi sento di fare per il messaggio del Cardinale Zuppi per quanto riguarda il Concordato fra Stato Italiano e Chiesa cattolica. Purtroppo è stato e per certi versi ancora è un’arma a doppio taglio, un canovaccio collaborativo, ma anche un pretesto collaborazionista tra i due poteri. Come non ammettere l’adesione clericale, soprattutto ad alto livello, al regime fascista (rivedendo certi filmati c’è da rimanere disgustati…)? Come non ricordare l’omertoso placet al regime berlusconiano in cambio affaristico di aiuti e appoggi? Come non pensare a certe persistenti invadenze vaticane sulla politica italiana dettate dalla ricerca di appoggi economici anche se nascosti dietro questioni etiche affrontate comunque in chiave integralistica più che costruttiva e dialogante? Perché non ammettere apertamente queste verità per uscire da ogni equivoco: il richiamo al Concordato, in fin dei conti, c’entra come i cavoli a merenda e allora perché citarlo rischiando di macchiare un messaggio bellissimo e appropriato.
In questi due messaggi, che ci restituiscono l’orgoglio e l’onore di essere italiani e cattolici, emergono tuttavia due limiti assai fastidiosi, due pietre d’inciampo, una sulla pace da parte quirinalizia e una sui rapporti Chiesa-Stato da parte Cei. Forse pretendo troppo da chi comunque sta dando già molto, lo riconosco. Sarà che l’appetito vien mangiando e che in tavola c’è un autentico guazzabuglio etico e politico che qualcuno deve aiutarci a digerire.
