Legge elettorale, divertimento (non) innocuo per politici scemi

Con tutti i problemi che ci sono sul tappeto interno ed internazionale (ultimo ma non ultimo il rischio di pandemia da Hantavirus) vi pare serio che governo, partiti di maggioranza e di opposizione discutano animatamente e pressantemente di legge elettorale in vista della prossima consultazione politica del 2027? In un Paese degno di tale nome la domanda sarebbe qualunquisticamente retorica, in Italia rischia di essere provocatoriamente molto pertinente.

La Costituzione italiana non entra direttamente in questo merito anche se fissa i criteri della cornice entro cui si dovrebbero svolgere le consultazioni elettorali e sembra sottintendere che questi criteri non debbano essere strumentalmente combinati a seconda dell’aria politica che tira.

Non esiste un termine perentorio fissato per legge o dalla Costituzione entro cui approvare una nuova legge elettorale in Italia (forse se ne era parlato in sede europea…), anche se sarebbe più che opportuno fissarlo in modo da evitare ingorghi legislativi pseudo-democratici dell’ultimo o del penultimo minuto.

Siamo a circa un anno dalle prossime elezioni politiche e tutti i partiti si stanno, più o meno goffamente, affannando per escogitare il meccanismo che possa essere loro più favorevole, creando una confusione tremenda, un clima da resa dei conti preventiva e, se mai ce ne fosse bisogno, scoraggiando così ulteriormente i cittadini ad andare al voto, visto che esso viene stiracchiato in un senso o nell’altro e ad esso viene concesso un peso diverso a seconda delle convenienze partitiche.

Il risultato finale potrebbe essere un pareggio elettorale a reti bianche propedeutico alla formazione di un governo di unità nazionale: non è da escludere che qualcuno ci stia pensando e stia brigando in tal senso, rovinando questa estrema ma ammissibile soluzione ancor prima della sua nascita. Un mio indimenticabile professore mi ha insegnato che il bicchiere di cristallo non serve e non si usa in treno, durante il viaggio si beve nei bicchieri di carta. Il governo Draghi era di cristallo ed è stato trattato sbrigativamente come se fosse di carta. Vogliamo fare un bis tanto per saltarci fuori? Roba da politicanti della peggior specie.

Si fa un gran parlare di governabilità e di stabilità, concetti per niente validi in assoluto.  Ci può essere infatti un governo stabile a lunga durata che vivacchia e non combina un cazzo: l’attuale governo ne è la riprova. Sono penose le rivendicazioni meloniane per il record di durata del suo governo: sono andato a controllare, al momento è situato in graduatoria fra due governi Berlusconi. È detto tutto!

Si pensa da parecchio tempo alla semplificazione del panorama partitico da ottenere tramite il sistema elettorale maggioritario, che obbligherebbe le forze politiche alla formazione di due coalizioni, una di destra e una di sinistra oppure, per essere meno chiari e più attrattivi, una di centro-destra e una di centro-sinistra. Lasciamo perdere la stucchevole questione del ruolo e della collocazione del centro moderato: un divertimento innocuo per elettori scemi.

Non ho niente da obiettare sui governi di coalizione, ma non mi piacciono i pateracchi elettorali che li precedono: la politica è mediazione, è compromesso ai livelli più alti possibili, ma, se il compromesso lo facciamo addirittura prima delle elezioni, diventa fine a se stesso, finalizzato soltanto a fare il pieno elettorale da consumare nella successiva paralisi politico-programmatica.

Se siamo d’accordo che la politica sia fatta di dialogo, confronto e mediazione non vedo perché si debba esorcizzare il sistema proporzionale come se fosse la causa di sicura frammentazione e di altrettanto certa ingovernabilità. Se peraltro fosse vero che i voti non si contano, ma si pesano, il discorso sarebbe molto diverso e molto più interessante a favore del sistema proporzionale.

Resta comunque il principio che le regole del gioco andrebbero fissate prima di iniziarlo e non durante il suo svolgimento a seconda dell’andamento del gioco stesso: sta succedendo questo e non potrà che uscirne un capolavoro di inganno politico.

Le forze politiche del cosiddetto centro sinistra, più o meno allargabile, agli equivoci sul sistema elettorale aggiungono quelli sulle cosiddette elezioni primarie: se non c’è chiarezza sulle vere e proprie elezioni, figuriamoci su quelle finte. Queste servirebbero a trovare l’ago leaderistico nel pagliaio populistico. Follia! I leader non si costruiscono nei gazebo, i programmi non si improvvisano nelle piazze e le partite non si vincono durante gli allenamenti.

Il recente risultato elettorale referendario è stato, volenti o nolenti, un invito alla buona Costituzione e al buon Governo: lo stanno giubilando con reazionarie fughe all’indietro e scriteriate scorribande in avanti. L’increscioso dibattito (?) sulla legge elettorale è un segnale di “svaccamento” della politica alla faccia di chi ne ha chiesto un po’ di quella buona.