Unione di convenienze e tatticismi nazionali

La resistenza dell’Europa all’America di Trump è più netta di quanto sembri. Come avvenne per l’Ucraina, la guerra scatenata in Iran ha avuto l’effetto di ricompattare il Vecchio continente. Con maggior lentezza e con più distinguo, certamente, ma più passano i giorni più cresce la consapevolezza, da questa parte dell’Atlantico, delle crescenti difficoltà della Casa Bianca nella gestione del dossier mediorientale. «La risposta agli Usa è stata improntata alla linea della fermezza» sottolinea Nicoletta Pirozzi, responsabile Unione Europea per l’Istituto affari internazionali, lo Iai. «Al no immediato del premier spagnolo Pedro Sanchez, si sono via via allineati i leader degli altri Paesi, da Friedrich Merz alla stessa Giorgia Meloni. Con toni diversi, certamente, ma all’insegna di un’uniformità complessiva di vedute che non si vedeva dai tempi dell’aggressione russa a Kiev. Di certo, questa sintonia non si era vista con Gaza, quando le opinioni pubbliche nazionali avevano protestato per il massacro dei palestinesi, anche per via dei silenzi dei diversi governi».

All’inizio del conflitto, l’Ue era considerata l’assente ingiustificata nello scenario della regione. A cosa si deve questo cambiamento di posizione?

Per prima cosa, direi al tipo di attacco, del tutto unilaterale, deciso da Stati Uniti e Israele. È stata un’offensiva avviata senza alcun coinvolgimento dei Paesi alleati. Poi va considerata la questione politico-strategica: non c’è alcuna chiarezza sugli obiettivi dell’operazione militare, soprattutto da parte americana. Questo i Ventisette lo vedono e il rischio di venir trascinati in un conflitto lungo e dagli esiti incerti preoccupa tutti. In terzo luogo, l’Europa risente delle ricadute dirette di questa incertezza globale, dalla sicurezza degli approvvigionamenti energetici legati alla chiusura dello Stretto di Hormuz fino ai possibili effetti di lungo periodo sui flussi migratori. (“Avvenire” intervista a Nicoletta Pirozzi, responsabile Unione Europea per l’Istituto affari internazionali)

L’unione europea ha fatto un passo avanti sulla via dell’unità spinta dalla schizofrenia bellica e diplomatica di Donald Trump più che dalla condivisione di valori e principi. Non esiste infatti un netto ripudio della guerra in quanto tale e la conseguente subordinazione a questo irrinunciabile principio delle alleanze a livello interno e internazionale.

Quali sono infatti i motivi che unificano (?) gli europei? La unilateralità dell’attacco all’Iran (orgoglio), la mancanza di chiarezza negli obiettivi di tale attacco (sussiego), le conseguenze economiche a livello energetico, commerciale e generale (portafoglio), la paura di ondate nei flussi migratori (nazionalismo).

Dei morti, dei massacri, delle violenze non frega niente a nessuno. Ne volete la prova? L’attacco a Gaza non creò proteste unitarie in Europa, perché non aveva ripercussioni economiche: il massacro dei palestinesi, che prosegue tuttora, non metteva in crisi le nostre economie e quindi non si è andati oltre timidi auspici ed inviti.

L’Unione europea è tenuta insieme da interessi comuni (?), il resto non esiste proprio. Si dirà: meglio così che niente. D’accordo, ma gli interessi non bastano a motivare serie politiche di pace, anche perché nemmeno a questo livello esiste assoluta unità di intenti e di posizioni.

L’Italia poi è la spudorata dimostrazione della pochezza politica alternativa alla guerra. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha dichiarato “non condanno né condivido” riguardo all’attacco USA contro l’Iran nel marzo 2026, sottolineando di non avere elementi sufficienti per prendere una posizione netta. La premier ha difeso questa scelta, affermando che la sicurezza nazionale è la priorità e che non si tratta di vigliaccheria, ma di valutazioni complesse.

Semplicemente vergognoso! Cosa volete che cambi, siamo alla codardia! Nel voto al referendum c’è anche una protesta contro il governo per la sua ambiguità internazionale? I sondaggi dicono di sì.

La compattezza europea, peraltro non senza qualche sporca divergenza, in merito all’aggressione dell’Ucraina è dovuta al fatto che si tratta di una guerra alle porte di casa e quindi…Ma anche in questo caso manca un discorso ed un impegno alla ricerca di equilibri di pace, che non parta dalla ridicola paura della Russia e dal riarmo a tutto spiano, ma da una visione pacifica e dalla ripresa di una seria azione diplomatica.

Saro spietato verso il governo italiano, sarò scettico verso la volontà e l’adeguatezza unitarie dei partner europei, sarò intransigente verso i cosiddetti alleati, sarò radicale nella mia visione pacifista ed anticapitalista, ma la vedo e la penso così. Non riesce ad accettare il bicchiere vuoto spacciato per mezzo pieno.