Le primarie o le primine

Bisogna tuttavia chiedersi cosa possono queste primarie senza una condivisione, almeno a grandi linee, delle politiche che l’Italia dovrebbe adottare sulla guerra in Medio Oriente, sulla guerra in Ucraina, sulla difesa comune, sul rilancio dell’Europa e le scelte dei volenterosi. Potrebbero somigliare a un duello rusticano tra aspiranti leader. Nella migliore delle ipotesi – quella in cui chi perdesse non scapperebbe via – appariranno un espediente per contarsi. E poi spartirsi, in caso di vittoria, nomine e ministeri. In più sposteranno probabilmente l’attenzione dall’opinione pubblica dai guai delle destre alle liti tra democratici, riformisti, sinistre e progressisti.

Ma soprattutto si correrà il rischio che un tale walzer di politica politicante finisca col frustrare, persino col tradire, il ritorno al voto e all’impegno politico dei più giovani. Che è stata forse la novità più positiva e importante del referendum. Finora infatti nessuna mobilitazione di partito era riuscita a coinvolgerli. Ed è difficile immaginare che corrano ai gazebo per sostenere Schlein, Conte o viceversa. Invece i giovani hanno manifestato, e davvero in tanti, per difendere Gaza e denunciare le politiche coloniali e spietate di Israele. Al referendum hanno preferito lo spirito costituente del 1948 a quello ri-costituente, che si voleva modernizzatore, di Nordio e Meloni. Si è dato il paradosso, ha commentato Bersani, che “una Costituzione scritta dai bisnonni, sia stata salvata dai nipoti”.

Forse tornerebbero protagonisti, se messi di fronte a scelte chiare sulla guerra e il diritto internazionale, sulla difesa comune e la politica estera dell’Europa, le politiche per il welfare, sanità, scuola, investimenti in ricerca, sull’alternativa se rilanciare o ridurre la spesa per innovazione ed energie rinnovabili. Scelte che possono far battere il cuore della democrazia. (MicroMega – Corradino Mineo)

Adesso viene il bello. Al referendum ha vinto la politica e questa vittoria impone alla sinistra di tornare a fare politica. Finora si è detto che prima della scelta dei leader vengono i programmi: lo si è detto salvo cadere immediatamente nelle logiche del leaderismo senza leader. Adesso è giunta l’ora di smetterla di fare finta che i programmi siano importanti.

Faccio al riguardo un salto nel mio remoto passato politico. Nel frattempo sono diventato vecchio, ma ho mantenuto il piglio giovanile nel rapportarmi alla vita politica: ecco perché guardo con preoccupato entusiasmo al dopo-referendum. La sinistra più che di primarie ha bisogno di primine, vale a dire del coraggio di far frequentare la politica ai giovani, favorendo così la loro influenza sulle scelte programmatiche partecipate e sui conseguenti e condivisi assetti dirigenziali.

Siamo alla fine degli anni sessanta o inizio anni settanta (non ricordo con precisione, ma poco importa). Io sono allora molto giovane, più o meno un ventenne, ed ho l’opportunità, offertami forse fin troppo precocemente (è una costante della mia vita non solo politica), di essere componente del Comitato Provinciale della Democrazia Cristiana, della Direzione e della Giunta provinciali con l’incarico al “programma sociale”. Elaboro un corposo documento programmatico, dopo aver consultato tutti gli esponenti democristiani impegnati nel sociale, i rappresentanti delle diverse realtà operanti nel campo della formazione professionale, della sanità, dell’assistenza etc, dopo aver raccolto dati, elementi e suggerimenti.

Arriva il giorno in cui con preoccupazione ed apprensione (dati inamovibili  del mio carattere) illustro in direzione, se ben ricordo leggo addirittura, il lungo documento elaborato, che viene accolto con una certa freddezza, se non addirittura con noncuranza, dovuta certamente, oltre che alla pochezza dei contenuti (ma come si può giudicare un programma prima di averlo almeno ascoltato), ad una certa qual paradossale refrattarietà congenita di questi organismi verso le problematiche sociali (non è giudizio qualunquistico ma esperienza diretta) e alla mia giovane età (scattava ovviamente l’impulso che diceva: ma cos’ha da insegnarci questo sbarbatello, oltretutto in tono critico – altro elemento inossidabile del mio carattere ). Del consesso faceva parte l’onorevole Buzzi, forse l’unico che seguiva con vera attenzione ed autentico interesse la mia esposizione e mi guardava con espressione mista di ammirazione, fiducia e compiacimento: un autentico toccasana per me, allora piuttosto timido, emozionato come non mai.

Durante la discussione vengono espressi i giudizi, che vanno dallo scetticismo quasi offensivo (è un bel documento, ma da attaccare al chiodo – lascio alla facile immaginazione indovinare l’utilizzo conseguente) all’interesse di facciata o di maniera, all’entusiastico giudizio espresso dall’onorevole Buzzi (per lui il fatto che un giovane ventenne avesse presentato un programma sociale al massimo organo dirigente della D.C. parmense e che tale programma, pur nella sua ovvia limitatezza, contenesse indicazioni, stimoli, provocazioni, suggerimenti e proposte interessanti, era motivo di grande e visibile soddisfazione).

Al termine della riunione Carlo Buzzi mi esprime, con calore ed amicizia, la sua ammirazione e penso non sia difficile comprendere quale potesse essere il mio stato d’animo nel raccogliere un giudizio positivo da un parlamentare del mio partito. A tutti nei corridoi della sede manifesta grande soddisfazione, riporta il successo ottenuto dal programma e mi copre di sinceri elogi.

Quale insegnamento “Buzziano” trarre da questo piccolo ma eloquente episodio: l’attenzione ai problemi sociali, la fiducia nei giovani, l’idea di partito aperto in cui un ventenne ha qualcosa da dire anche ad un deputato, la statura del leader che riesce con semplicità e sincerità a motivare le persone, la genialità dell’educatore che riconosce i meriti dell’allievo, il politico che non teme la critica ma la coglie con interesse, la consapevolezza che un partito si snatura se perde il contatto con i problemi sociali e se si allontana dalle forti idealità, ingenuamente ma significativamente portate avanti dai giovani. (da “Ero buzziano, anzi, lo sono ancora!” – ricordo del senatore Carlo Buzzi- vedi nella sezione articoli &ricordi/agenda dei ricordi di questo sito)