Le basi americane e le bassezze italiane

Ho ascoltato con attenzione le dichiarazioni rese alla Camera dei Deputati dal ministro della difesa Guido Crosetto sull’utilizzo delle basi Usa. Pur dando atto al ministro di un apprezzabile garbo politico e di un notevole aplomb istituzionale, non posso condividerne il taglio burocratico e l’impostazione di ordinaria amministrazione in un contesto internazionale tutt’altro che ordinario.

Gli accordi più o meno segreti tra Italia e Usa non sono un totem intoccabile, ma regole bilaterali che partono da comunanza strategica a livello di intenti e di presupposti nei rapporti internazionali. Il mondo è cambiato: gli Usa si stanno comportando da nemici nei confronti dell’Europa e quindi dell’Italia, vanno per la loro strada, fregandosene altamente di tutto e di tutti, perseguendo volgarmente interessi di parte alla faccia dei principi umanitari, mettendo a soqquadro l’assetto internazionale a prescindere dal diritto internazionale e dalle istituzioni ad esso preposte.

Mi chiedo: rimangono valide le motivazioni che stanno alla base degli accordi sull’utilizzo delle basi americane in Italia? Non esiste di fatto una brutale violazione da parte statunitense delle motivazioni stesse? Come si fa a continuare a collaborare con uno Stato che sta violando ogni e qualsiasi regola umanitaria prima che politica? Gli accordi non sono di fatto già venuti meno? Non è necessario quindi recuperare autonomia e diritto non solo di critica ma di grave dissenso?

Non ci si può nascondere dietro un laconico “così han fatto tutti i governi”. Gli accordi vanno storicamente e continuamente monitorati e contestualizzati per essere correttamente applicati o al limite per essere denunciati. Esistono principi di fondo che vanno oltre ogni e qualsiasi interesse comune. Come si può nascondere dietro l’esigenza della difesa comune una sorta di aggressione fuori dal nostro sentire comune, dalla nostra cultura e dalla nostra civiltà.

Non può bastare una formale presa di distanza, occorre rimettere in discussione a livello europeo i rapporti internazionali costi quel che costi. D’altra parte le conseguenze di questa guerra all’Iran le stiamo già profumatamente pagando e siamo solo agli inizi, quindi, anche volendo usare la tattica della paura, il gioco non vale la candela.

Occorre un colpo di reni anche se purtroppo ci siamo recentemente troppo sbilanciati in favore di Donald Trump, non riusciamo a saltarci fuori. Siamo inseriti in una deriva bellicista senza via d’uscita. A queste condizioni faccio fatica a sentirmi italiano ed europeo. La mia coscienza si ribella ai massacri portati avanti da Usa e Israele, nostri alleati (?). Non c’è ragion di Stato che tenga! Non scherziamo col fuoco, che è già abbondantemente appiccato al mondo intero. Penso di avere diritto che chi rappresenta l’Italia si comporti in linea con il sentire comune degli italiani e prima ancora nel rispetto dei valori umani fondamentali. Gli alibi stanno saltando come i birilli. Ci sono intere popolazioni che ci chiedono di battere un colpo: in nome di Dio, facciamolo!