L’ipotesi di un rimpasto di governo è sempre meno remota. A maggior ragione dopo l’esplosione dell’affaire che coinvolge Matteo Piantedosi e Claudia Conte, giornalista, scrittrice e attrice. Nonostante fonti di governo abbiano cercato di minimizzare la portata del caso, provando a relegarla al rango di mero “gossip”, le dichiarazioni della conduttrice tv su una presunta relazione con il ministro dell’Interno potrebbe creare problemi al governo, vista la mole di incarichi ed eventi istituzionali e pubblici che hanno visto impegnata Conte negli ultimi temi. Anche se Piantedosi ieri avrebbe rassicurato la premier Meloni su questo fronte. Il tema, così come per il caso Sangiuliano-Boccia, non sono le vicende private e sentimentali, ma il rischio di conflitti d’interesse. (fanpage.it)
Premetto di non provare alcun gusto a sfruculiare nelle vicende sentimentali di alcuno, men che meno dei ministri e dei personaggi politici. Non sono un moralista in campo sessuale e non ritengo giusto mescolare la vita privata con quella pubblica. Non voglio certo imporre la cintura di castità ai ministri della Repubblica italiana.
Tuttavia c’è una piccola (?) questione da sollevare. La Nostra Costituzione all’articolo 54 prevede che i cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere specifico di adempierle con “disciplina ed onore”.
Non è una questione di immagine da difendere, ma di scorrettezze da prevenire ed evitare: quando una persona, investita di incarichi pubblici, è coinvolta in vicende private di carattere trasgressivo si espone immediatamente al rischio del conflitto di interessi e/o del condizionamento o addirittura del ricatto.
Il discorso vale a maggior ragione per chi rimane impigliato in vicende affaristicamente maleodoranti e per chi vive in odore di presunto reato.
Chi si viene a trovare in queste delicate situazioni deve quindi avere il buongusto prima che il coraggio di rinunciare all’incarico per ripiegare completamente e totalmente nel privato.
Non è ammessa minimizzazione anche perché questi tentativi portano maggiore confusione ed aggravano ulteriormente le questioni.
Capisco come Giorgia Meloni cominci ad avere fastidio e a provare rabbia per i continui casi di malcostume ministeriale che caratterizzano il suo governo (uno più grave e insopportabile dell’altro): non basta innervosirsi, prendere le distanze, evitare il gossip, se non addirittura imprecare alle intromissioni giudiziarie e invocare garanzie fino alla conclusione giudiziaria delle vicende.
I casi purtroppo risalgono all’aver combinato una squadra di governo inadeguata da tutti i punti di vista e allora i casi sono tre: o si ha il coraggio di affondare il bisturi senza tentennamenti qualora si ritenga che il malato possa riprendersi dopo le operazioni chirurgiche (rimpasti) con tanto di verifica parlamentare e previo opportuno coinvolgimento del Capo dello Stato, o diversamente bisogna azzerare l’intero governo per costituirne uno nuovo qualora la situazione politico-parlamentare lo consenta nei numeri e nei contenuti o addirittura risulta necessario chiedere al Presidente della Repubblica di prendere in considerazione lo scioglimento del Parlamento e l’indizione di elezioni politiche anticipate (la decisione spetta a lui).
Non sono un fanatico tifoso delle urne a tutti i costi, ma piuttosto che tenere tutto a bagnomaria, meglio rimetterlo a giudizio diretto dei cittadini: come mai il centro-destra, così sollecito nel richiedere le elezioni durante il governo Draghi, oggi sembra scansare questa eventualità? La domanda è retorica!
Il giochino del vittimismo portato avanti dalla premier nei confronti della magistratura e dei giornalisti non tiene soprattutto dopo che il voto referendario ha richiamato la politica al rigoroso rispetto della Costituzione, facendo venire meno l’alibi del consenso popolare dietro cui nascondere errori ed omissioni.
Anche il rabbioso e tardivo rigore lasciato trapelare dalla premier per il futuro non basta a rassicurare e tranquillizzare i cittadini di fronte ad una situazione sempre più compromessa e scorretta. Forse quella di Piantedosi potrebbe essere la goccia minore che però rischia di far traboccare il vaso.
Credo che il presidente Mattarella sia seriamente preoccupato: infatti, proprio nel momento in cui sarebbe oltre modo necessario un governo autorevole e credibile e come tale capace di affrontare una contingenza drammatica da tuti i punti di vista, si verifica uno stato di crisi di governo strisciante più che mai intollerabile.
Il governo gioca a scegliere fra tirare a campare e tirare le cuoia; la maggioranza parlamentare gioca a tenere duro preoccupata dell’eventualità dello scioglimento parlamentare che manderebbe tutti a casa con scarse probabilità di ritorno; i partiti di governo cercano disperatamente equilibri di sopravvivenza varando una legge elettorale porcellona; le opposizioni pensano in modo più rissoso che costruttivo alla leadership che non si può improvvisare, alla candidatura a premier da proporre agli elettori tra primarie, secondarie e terziarie; i giovani scalpitano; la guerra impazza; l’economia affonda.
Tutto rinviato al 09 aprile prossimo quando Giorgia Meloni andrà in Parlamento a raccontare che Gesù Cristo è morto dal freddo ai piedi.
A proposito, auguri di Buona Pasqua!
