Il rifugio anti bombe migratorie

Sui migranti, più del resoconto finale sull’esito della riunione tra 16 Stati membri, ha valore il tono della lettera firmata da Giorgia Meloni e Mette Frederiksen e inviata alla Commissione, resa pubblica per larghi stralci durante la giornata dalla stampa internazionale, soprattutto dalla testata tedesca Faz. In sostanza, Italia e Danimarca spingono perché vengano chiuse le frontiere esterne dell’Ue in caso di una nuova crisi migratoria legata al conflitto. Nella lettera congiunta alla Commissione, Meloni e Frederiksen hanno chiesto di «esaminare meccanismi che possano fungere da freno d’emergenza e attivarsi come caso di forza maggiore in caso di flussi migratori su larga scala verso l’Unione». Meloni e Frederiksen hanno spiegato, anche durante la riunione bruxellese, di non poter rischiare una ripetizione della crisi dei rifugiati del 2015/16. Per Italia e Danimarca è necessario impiegare tutti gli strumenti a disposizione per ridurre questo rischio, dagli aiuti umanitari alle persone colpite alla protezione delle frontiere. «Ciò significa rafforzare ulteriormente le nostre frontiere, in modo che tutti gli Stati membri siano adeguatamente attrezzati per garantire che l’Ue abbia il pieno controllo delle proprie frontiere esterne», si legge nella lettera. Si fa riferimento anche all’approccio adottato dalla Grecia nei confronti della Turchia all’inizio del 2020 e dalla Polonia nei confronti della Bielorussia dalla fine del 2021: potrebbero essere i modelli per la chiusura delle frontiere esterne. Un “modello” che prevede anche il respingimento senza esaminare le richieste di asilo. Si tratta di una soluzione estrema cui negli ultimi mesi ha accennato anche la Commissione Europea, ma solo nel caso di attacchi ibridi in cui le migrazioni vengono utilizzate come un’arma. Dal punto di vista concreto, nelle conclusioni del Consiglio Europeo confluisce la parte relativa al rischio di una situazione simile a quella del 2015, rischio che l’Unione dichiara di voler scongiurare e prevenire. Un passaggio che Meloni rivendica nel veloce confronto notturno con la stampa. (“Avvenire” – Marco Iasevoli, inviato a Bruxelles)

Quando un mio simpatico zio invitava qualche persona a casa sua, tra il serio e il faceto, era solito dire: «S’at vol gnir a catärom, sta a ca tòvva…». In fin dei conti è l’atteggiamento paradossale che adottiamo davanti al problema migratorio. Ci commuoviamo di fronte alle stragi in mare dei migranti, ma poi ripieghiamo frettolosamente sul criterio “dell’accoglienza respingente”, non osiamo andare fino in fondo: l’Europa, le istituzioni italiane, le persone singole, le famiglie, le comunità civili e religiose se ne “sbattono le balle”.

La cosa è ancor più clamorosa a margine della guerra in Iran: tutti i protagonisti si riempiono la bocca di aiuti agli iraniani al fine di abbattere il regime che li opprime, poi degli iraniani non importa niente a nessuno, ci si preoccupa delle ripercussioni economiche e commerciali, delle difficoltà nell’approvvigionamento energetico, degli equilibri geopolitici e, sotto-sotto, anche e soprattutto delle conseguenze a livello di flussi migratori. Milioni di persone stanno scappando da questa più che mai assurda guerra e da qualche parte dovranno pure rifugiarsi. Negli Usa non ci possono andare per motivi geografici e per la stretta imposta da Trump, in Israele sarebbero trattati come i cani in chiesa, resta l’Europa come destinazione agibile.

Ebbene in Europa abbiamo già dato e stiamo tuttora dando, ragion per cui i libanesi e quanti fuggono dai Paesi mediorientali, messi a soqquadro da Trump, Netanyahu e compagnia stonando, sarà bene che stiano a casa loro a morire sotto le bombe israeliane e statunitensi.

Capisco benissimo che diversamente rischierebbe di piovere sul bagnato, ma allora alle conseguenze di certi subbugli bellici bisognerebbe pensare prima di provocarli, occorrerebbe evitare gli interventismi pseudo-democratici che durano fino a mezzogiorno, sarebbe opportuno preoccuparsi prima di tutto di far cessare le ostilità per bloccare le emorragie a monte senza illudersi di poterle bloccare a valle.

Il ragionamento, a dir poco contradditorio, di Giorgia Meloni sembra essere il seguente: non possiamo rinunciare al rapporto “privilegiato” di alleanza con gli Usa anche se sono guidati da un pazzo scatenato; non possiamo mettere in discussione l’alleanza con Israele a pena di essere considerati antisemiti e/o antisionisti; dobbiamo barcamenarci viaggiando sul filo del rasoio tra presa di distanza e collaborazionismo, tra basi militari e diplomazia; ci dobbiamo sforzare di essere europeisti  solo quel pochettino che basta  per rimanere coinvolti a livello di Ue senza irritare e disgustare Donald Trump;  dobbiamo preoccuparci dei popoli che soffrono a causa di questa dissennata guerra purché se ne stiano buoni nelle loro case dopo che noi con le nostre omertà abbiamo contribuito indirettamente a distruggergliele.

Vediamo quali sono le diverse tattiche in campo: il bullo americano non vuol impantanarsi dopo essersi lanciato nel pantano; il bullo israeliano vuole prolungare la guerra fino a fortificare il suo predominio nella zona; l’Europa per problemi economici e migratori ha interesse che la guerra finisca presto, così anche ii Paesi produttori di petrolio bombardati da Teheran; Putin ha tutto da guadagnare perché la sua guerra sta passando inosservata, perché il suo compare ladro di notte ruba con lui e di giorno finge di litigare, perché l’economia mondiale finisce col battere cassa a Mosca; la Cina sta a guardare…  Alla fine, elettorati permettendo, a rimetterci sarà il bullo paranoico americano candidato al Nobel…e speriamo anche la sua maggiore alleata europea, la bulla e buffa furbetta di casa nostra…speriamo…

In questo periodo Netanyahu è silente, lascia parlare il bullo americano…intanto lui fa i fatti…invade il Libano, bombarda…Trump sta evidenziando tutta la sua incompetenza…mentre la furbetta di casa nostra, consapevole dei propri limiti e delle proprie paure, fa l’unica cosa che sa fare bene: video e interviste compiacenti. E tenersi buono Trump e le due mediocri donnette europee mezze destroidi: Metzola-Mestola- Mensola e Van der Kazzen…. Finirà questa storia? Per il momento no! C’è già pronta la via di fuga dialettica: il ripiegamento sul blocco agli immigrati, esca da infilare nell’amo a cui gli italiani non mancheranno di abboccare. Mentre impazza la guerra, è bene pensare alle bombe migratorie…