Il governo prende, incarta e porta a casa

Quando una popolazione vota, si verifica sempre e comunque un fatto politico. La discesa in campo di Giorgia Meloni ha smosso le acque ed ha incassato un doppio schiaffo elettorale: innanzitutto una sconfitta per il governo. Checché se ne dica in discussione c’era una legge di iniziativa governativa, voluta e blindata a tutti i costi. I cittadini hanno detto “no”.

L’iniziativa legislativa è stata del Governo. Il 13 giugno 2024 l’esecutivo ha depositato alle Camere la legge di riforma costituzionale. Prima firma Giorgia Meloni, seconda firma Carlo Nordio. Durante il cosiddetto “iter rafforzato” previsto dall’articolo 138 della Costituzione, con doppia lettura nelle due Camere, il testo non è stato modificato. Il 20 ottobre 2025 il Senato ha dato l’ultimo voto a un testo identico a quello proposto dall’esecutivo. Immediatamente a seguire sono partite le richieste di referendum, un test tra l’altro voluto anche dalla maggioranza. (“Avvenire” –  Marco Iasevoli, Danilo Paolini)

In secondo luogo si tratta di un alt abbastanza preciso al progetto complessivo di revisione costituzionale ideato dall’attuale maggioranza di centro-destra: chi tocca la Costituzione muore (il presidente Mattarella non manca di ricordarlo seppure con stile e moderazione, ma con altrettanta puntualità), perché gli italiani la considerano la cosa più seria che esista in campo politico, che è da difendere, preservare, valorizzare ed attuare pienamente più che da cambiare.

Il governo Meloni esce oggettivamente indebolito da questo referendum: alle notevoli difficoltà e contraddizioni a livello interno e internazionale si aggiunge questa botta referendaria piuttosto pesante e significativa. Il referendum era politico, la mobilitazione governativa lo ha reso ancor più tale e sarà piuttosto difficile fare finta di niente, anche se sono (quasi) sicuro che ci proveranno. È diventato una sorta di referendum di mid-term sul governo: lo hanno voluto, spinti anche da un populismo strisciante e da una sicumera politica, e se lo devono tenere.

Quale possa essere l’impatto a livello politico-partitico è difficile a prevedersi. Forse si può dedurre che il risultato del referendum renda la battaglia politica molto più contendibile di quanto apparisse fino ad oggi: compattezza del fronte centro-destra e divisione del fronte di centro-sinistra. Non è più così? Qualche sassolino nelle scarpe di Giorgia Meloni potrebbe essersi insinuato. L’elettorato si è comunque risvegliato e mosso, vuoi per l’aumento notevole dei votanti, vuoi per il netto prevalere del “no”, vuoi per una spaccatura verticale dell’elettorato che rimette tutto in problematica discussione, vuoi per una certa riconquistata vitalità della società civile, vuoi per lo smascheramento della legge ritenuta insignificante per il miglioramento del funzionamento della giustizia e rischiosa per gli equilibri istituzionali. Da cosa nasce cosa? Si vedrà!