Li Vannacci tua

La regia di Bannon, la festa di Renzi e il nuovo partito: cosa c’è dietro l’addio di Vannacci alla Lega. Il modello è l’Afd tedesca. Con l’obiettivo di diventare l’apostolo del trumpismo in Italia e in Europa. Meloni è preoccupata. «Un assist per il Campo Largo. La sinistra unita può vincere le prossime elezioni». La regia di Bannon e l’esultanza di Renzi. E il nuovo partito sul modello dell’Afd tedesca. Roberto Vannacci lascia la Lega dopo il classico tira-e-molla della politica italiana e punta su un Futuro Nazionale che presto finirà sub judice. Ma quanto vale alle urne il generale in pensione? «500 mila voti suoi? Ne ha presi tanti perché lo abbiamo sostenuto noi. Da solo ne varrà 80 mila», pronostica Matteo Salvini, mentre il leader di Italia Viva dice che la percentuale di voti «è sicuramente più alta di quello che vogliono far credere da Palazzo Chigi. È la prima grana politica nella legislatura per Giorgia Meloni. Ed è un assist al Campo Largo. Se la sinistra sta insieme alle prossime elezioni vince». (Open – Alessandro D’Amato)

Tanto tuonò che piovve! Vannacci è uscito dalla Lega…e chissenefrega (ci sta anche la rima). Forse però qualcosa significa. La Lega ha perso una sua ragion d’essere, vale a dire quella di rubare voti nazionalisti e sovranisti a FdI. Ora Lega e FdI si trovano nella situazione inversa, vale a dire quella di rischiare un furto di voti ad opera dei vannacciani, più belli e più fascisti che pria.

Qualcuno ci sta vedendo qualche concreta prospettiva tattica: l’indebolimento a destra del precario asse Meloni-Salvini, che in qualche modo dovrebbe rassegnarsi a fare i conti al centro e rimetterebbe altresì in gioco il centro-sinistra rafforzato al centro. Sembrano discorsi di geometria politica. Questo fantomatico centro sarebbe sulla sinistra presidiato da Matteo Renzi mentre sulla destra potrebbe contare su Carlo Calenda in combutta più con Letizia Moratti che con Antonio Tajani e soprattutto con la ingombrante benedizione di Mediaset.

La competizione politica assai polarizzata sullo scontro Meloni-Schlein (le due galline del pollaio) si sposterebbe verso il centro dello schieramento basandosi sulla sfida tra Renzi e Calenda (i due capponi di Renzo).

Roberto Vannacci non avrebbe mai più pensato di creare un simile terremoto politico. Quanti voti riuscirà a raggranellare? Probabilmente molti più di quanti presuntuosamente pensino Giorgia Meloni e Matteo Renzi. C’è una fascia di elettorato fascista che vuol venire finalmente allo scoperto e non si farà sfuggire l’occasione.

Quando Salvini decise di inglobare Vannacci aveva in mente proprio il disegno di dare visibilità all’elettorato di estrema destra fascio-nazional-sovranista: il gioco non gli è riuscito, gli si è rotto in mano. Adesso dovrà tornare alla Canossa degli Zaia a mani nude. La Lega dovrà tornare a fare politica, ma non sarà facile a meno che non abbia intenzione di giocare a tutto decentramento regionale e a tutto campo politico: un ulteriore bel grattacapo per Giorgia Meloni. Salvini ha in Vannacci un concorrente ideologicamente agguerrito nel collegamento con l’estremismo antieuropeo; Meloni un rompiscatole senza remore europeiste nei rapporti col trumpismo.

Un altro sintomo di come sia caduta in basso la politica: nelle fogne fasciste! E dalle fogne tende a risalire alle fonti dei giochetti pseudo-democratici.