Avanti Trump! Indietro Merz!

«L’ordine internazionale finora concepito, per quanto imperfetto possa essere stato, non esiste più nella sua forma precedente», sono le parole con cui il cancelliere Friedrich Merz ha iniziato il suo discorso con cui ha fatto gli onori di casa. «Lasciatemi iniziare con la scomoda verità: tra l’Europa e gli Usa si è aperto un divario» ha detto rispondendo idealmente a quanto detto un anno fa dal vicepresidente J. D. Vance a Monaco. Aveva ragione. «Le battaglie Maga non sono le nostre battaglie», ha aggiunto. (da “Avvenire”)

Leggendo queste nette e sacrosante parole mi sono chiesto: “E ora la Meloni, che si è recentemente incontrata con Merz  a suon di pieno accordo, come se la mette?”. La risposta non ha tardato ad arrivare, la nostra premier non ha aspettato neppure la replica di Vance e/o di Rubio per non arrivare seconda e volendo dimostrare di essere più trumpiana dei collaboratori del presidente Usa: tanto per non sbagliare sta dalla parte di Trump senza se e senza ma e liquida l’Unione Europea come un fastidioso optional. La cultura Maga le va bene.

Detto in breve, la “dottrina MAGA” (Make America Great Again), associata a Donald Trump e al suo movimento, si basa su un approccio nazionalista e protezionista, riassumibile nella filosofia “America First”. Non si tratta solo di uno slogan, ma di un progetto politico che mira a ristrutturare l’economia, la politica estera e la società statunitense e di conseguenza a mettere in discussione tutti i rapporti internazionali.

A questo punto i casi sono due: o Merz sta solo giocando a fare l’europeista per segnare il territorio franco-tedesco oppure sta facendo sul serio e l’Italia di conseguenza si candida a fare la Penelope d’Europa in attesa che arrivi Trump.

“No, non condivido le critiche di Merz alla cultura Maga. Queste sono valutazioni politiche, ogni leader le fa come ritiene, ma non è un tema di competenza dell’Unione europea, sono valutazioni dei partiti politici”. Lo ha dichiarato la premier Giorgia Meloni, ad Addis Abeba, parlando con i giornalisti che le chiedevano se condivide le riflessioni del cancelliere tedesco sulla cultura Maga. “Siamo stati invitati come Paese osservatore e secondo noi è una buona soluzione rispetto al problema che chiaramente abbiamo della compatibilità anche costituzionale con l’adesione al Board of Peace” ha proseguito Meloni a proposito della riunione del Board convocata da Donald Trump a Washington per giovedì prossimo. “Quindi penso che risponderemo positivamente a questo invito a partecipare come Paese osservatore, a quale livello lo dobbiamo ancora vedere, perché l’invito è arrivato ieri”, ha aggiunto la premier. Sempre sul ruolo dell’Italia all’interno del Board of Peace, Giorgia Meloni ha poi aggiunto che “dopo tutto il lavoro che il nostro Paese ha fatto, sta facendo e deve fare per la stabilizzazione del Medio Oriente, una presenza italiana ed europea è necessaria”. (HUFFPOST)

Un tempo si diceva che, se gli Usa avevano il raffreddore, alla Gran Bretagna doleva la testa e viceversa. Ora si può dire che, se Trump dice o fa una cazzata (e solo Dio sa quante ne stia dicendo e facendo), Meloni è pronta a difenderlo costi quel che costi. E Trump è pronto ad aiutarla a fare e dire equivalenti e corrispondenti cazzate (vedi adesione al Board of peace).

E l’Europa? Non esiste e, se esiste, non conta un cavolo…O come sono contento…O come sono contento del protagonismo meloniano!