Lo Sceriffo ha voluto dare una dimostrazione di forza globale, trasformando il presidente venezuelano in una pressante minaccia agli Stati Uniti che ben pochi finora avevano visto. L’imponente blitz militare ordinato da Donald Trump per catturare Nicolás Maduro e la moglie nella loro residenza, e portarli davanti a una Corte americana, costituisce senza dubbio un’azione clamorosa che non ha molti precedenti e rappresenta un ulteriore colpo al diritto e all’ordine internazionali custoditi dalle Nazioni Unite. Inoltre, le ripercussioni sia sul Paese sudamericano sia sugli equilibri di potere con Russia e Cina saranno rilevanti e ancora da comprendere in queste ore convulse. (“Avvenire” – Andrea Lavazza)
Mio padre si rammaricava del proprio inesorabile invecchiamento per non potere assistere alle future edizioni dei giochi olimpici di cui ammirava l’universale messaggio di fratellanza e pace.
Io mi rallegro del poco tempo che mi rimane da vivere per non assistere allo scempio valoriale del mondo ridotto a schizofrenico campo di battaglia.
All’aggressione verso l’Ucraina si sposa quella verso il Venezuela… e che dire del genocidio a Gaza…
Papa Francesco aveva intuito la guerra a pezzi: forse si potrebbe parlare di catastrofe a pezzi. A meno che il mondo non si inginocchi davanti all’altare “trumputiniano” per impetrare la pace dei sepolcri.
Nelle parole di Trump, comunque, la ragione principale dell’attacco in grande stile, magnificato in una conferenza stampa a uso prevalentemente interno, è emersa essere il controllo del petrolio e delle infrastrutture connesse, molte di costruzione statunitense e nazionalizzate nel lontano 1976. Un grande vantaggio economico per Washington, che manderà le proprie aziende a estrarre e commercializzare il greggio. Il messaggio geo-politico è invece che nel continente americano non c’è spazio per amministrazioni che rifiutino di allinearsi con la Casa Bianca e lascino spazio ai suoi rivali. Non a caso è arrivato un nemmeno troppo obliquo messaggio per Cuba e i suoi “leader inefficienti”. (ibidem)
Il mio amico Pino mi ha messaggiato così: “Ci mancava la ciliegiona venezuelana di Trump…continue violazioni del diritto internazionale…chi ci salverà?”. I giochi si fanno sempre più sporchi. Mentre Trump nel suo debordante ego non riesce verbalmente a nascondere le proprie mire imperialistiche, Putin gioca coperto anche perché può vantare un controllo millimetrico della situazione interna russa e Xi Jin Ping rimane un enigma, che non sarà tanto facile da risolvere con il petrolio, con Taiwan o con altri contentini di lusso. Alla fine l’asse Usa-Russia potrebbe funzionare e la mia fanta-geopolitica mi porta a considerare, con un certo esagerato e cinico favore, un asse Europa-Cina, sostenuto, pensate un po’, dal Vaticano.
Si potrebbe pensare che, nel cinico Risiko mondiale, Putin abbia sacrificato la carta Venezuela per ottenere dall’America una conclusione favorevole dell’invasione in Ucraina e una nuova legittimazione internazionale. Diverso è il discorso per Xi Jinping, al quale Trump non vuole fare sconti se non forse, c’è da augurarsi che non accada, su Taiwan. Vedremo nelle prossime settimane quale sarà la postura reale di Pechino e Mosca di fronte al cambio di regime promosso dagli Usa. (Ibidem)
In una recita teatrale di una compagnia ultra-dilettantesca, uno degli attori, durante una drammatica scena famigliare, essendosi dimenticato le battute da recitare, ripeteva continuamente: “Questa casa va a catafascio!”, aspettando l’assist del suggeritore che non arrivava.
“Questo mondo va a catafascio!” e, come dice l’amico Pino, chi ci potrà dare l’imbeccata giusta per uscirne vivi?
L’operazione Maduro è stata preparata e condotta con abilità diabolica dai servizi segreti statunitensi. In questi incredibili giorni sono arrivato a pormi una paradossale (?) domanda: ci sarà anche la longa manus dei servizi russi o più probabilmente dei servizi israeliani? Se Putin punta a tenere buoni rapporti con Trump, Netanyahu gli deve essere devotamente grato. In fin dei conti ogni simile ama il suo simile…
Si discuterà a lungo su quanto legittimo fosse il ruolo presidenziale di Maduro e quindi se esista qualche appiglio legale per legittimare interventi unilaterali tesi ad assicurarlo alla giustizia. In ogni caso, le decisioni assunte dalla Casa Bianca confermano la totale imprevedibilità della politica estera americana – dalle promesse di non interferenza estera agli attacchi in Iran, Siria, Nigeria e Yemen e Somalia – e la volontà di affermare un modello di relazioni basate sull’interesse nazionale e sulla forza, prima che sulla diplomazia e sul diritto. Lo Sceriffo oggi si sente invincibile e non si fa troppi problemi contro i “cattivi”. Il forte timore riguarda i prossimi nomi sulla lista. (ibidem)
C’è chi fa i salti mortali dialettici (vedi Giorgia Meloni) per giustificare l’intervento militare statunitense in Venezuela dove vige un regime autoritario: lasciamo perdere i governanti autoritari perché altrimenti dovremmo spazzare via mezzo mondo, Occidente compreso. E che dire del narcotraffico? Per pulire il mondo dalla droga ammazziamo chi la produce, chi la spaccia, chi fa affari d’oro, chi la consuma? E chi rimane incolume? E poi Maduro sarebbe accusato di cospirazione per “narcoterrorismo”, importazione di cocaina, fino al possesso di mitragliatrici e ordigni distruttivi. Netanyahu invece sarebbe una mammoletta da trattare con delicatezza? Forse Maduro ha sbagliato, doveva leccare i piedi a Trump garantendogli un bel po’ di petrolio e allora sarebbe andato tutto bene.
In Russia va in onda il fregolismo da palcoscenico: la condanna dell’operazione speciale statunitense in Venezuela con tanto di richiesta di intervento del redivivo Onu. Putin fa uno sberleffo di facciata a Trump: gli serve per controbilanciare la questione Ucraina. Che Russia e Usa potessero diventare le due facce spudorate della stessa medaglia anti-democratica anche il più pragmatico degli analisti non poteva immaginarlo se non a livello di spauracchio teorico. Sta diventando la triste realtà di un mondo che prescinde totalmente dai valori, che calpesta interessi individuali e nazionali, che si mette sotto i piedi ogni regola di coesistenza e che trasforma il gioco della diplomazia in quello del Monopoly Mega.
In cauda risum. La situazione è tanto gravemente incasinata da non sapere da che parte prenderla. In compenso c’è chi trova la forza di fare delle macabre battute geopolitiche. Il senatore leghista Claudio Borghi, non nuovo a queste prese di posizione, si spinge ad ironizzare “sull’ipocrisia” di chi è a favore del sostegno militare in Ucraina. “E ora che facciamo, mandiamo 12 pacchetti di armi a Maduro?”, rilancia la sua provocazione. Sulla stessa lunghezza d’onda (come sul no alle armi a Kiev) il vicesegretario leghista Roberto Vannacci si chiede se ora Ursula von der Leyen “congelerà gli asset finanziari Usa in Europa e farà un debito comune da 90 miliardi per mandare armi al Venezuela”. A ben pensarci non hanno tutti i torti polemici…
