Più che la guerra poté l’anti-messaggeria

WhatsApp. E il popolo questa volta si ribella. Comunicazioni rallentate per il sistema di messaggistica, dopo la decisione dell’Autorità federale delle comunicazioni: partono denunce e ricorsi, nei tribunali e alla Duma. L’incubo di un nuovo Grande Fratello, con il tentativo di Mosca di geo-localizzare i cittadini, indirizzandoli verso una piattaforma alternativa. (“Avvenire” – Giuseppe D’Amato)

Ci voleva la proibizione di WhatsApp per svegliare i cittadini della Russia: è vero che viviamo un’epoca di perpetua transizione tecnologica e di onnipotenza comunicativa, ma rimanere (quasi) impassibili di fronte ad eventi bellici tremendi e sanguinosi (si parla di oltre 350mila russi morti al fronte) per poi irritarsi davanti a provvedimenti restrittivi in ordine all’informazione ed alla relazione è un fatto paradossale.

È vero che un certo tipo di sistema socio-mediatico è funzionale ai regimi autoritari e ne è addirittura un presupposto essenziale, ma la ribellione dovrebbe partire dai valori fondamentali calpestati (il diritto alla vita almeno per i propri connazionali).

Nel marzo del 2022 in una puntata del programma televisivo “otto e mezzo” su La 7, è apparso un importante sacerdote russo ortodosso, padre Giovanni Guaita, coraggiosamente schierato contro la guerra di Putin (una posizione contro-corrente rispetto alle storiche compromissioni ortodosse col potere sovietico prima e russo oggi. “Brutta gente” sentenziava mia sorella…). Lilly Gruber al termine del suo intervento gli ha chiesto quali fossero le sue speranze. Lui ha risposto con la speranza “debole” che la situazione economica costringa Putin a più miti consigli a cui ha aggiunto, con ammirevole discrezione e convinzione, la speranza “forte” che Dio non ci abbandoni e ci aiuti ad uscire dal tunnel.

Evidentemente non credeva nella capacità del popolo russo e nemmeno delle sue avanguardie culturali di reagire alla protervia putiniana concretizzatasi nell’invasione dell’Ucraina. Ebbene, vuoi vedere che dove non arriva il coraggio delle menti e dei cuori, arriva il disappunto viscerale per il perduto WhatsApp?

Faccio un salto in Italia. Ad aprire gli occhi sui misfatti meloniani a nulla valgono le assurde manovre di bilancio, le scelte anti-costituzionali, le politiche repressive, gli smaccati opportunismi internazionali, i busti del duce, i saluti fascisti, la Rai ridotta ad un cumulo di sciocchezze filo-governative e chi più ne ha più ne metta. A qualcosa potrebbe servire un provvedimento che vietasse improvvisamente il ricorso a WhatsApp. Ci sentiremmo tutti prigionieri in una sorta di redivivo lockdown…È proprio vero che tutto il mondo è paese.