Le ragione accidentali e i torti occidentali

Donald Trump continua imperterrito a “smerdare” i Paesi europei in quanto potenziali ostacoli alla sua strategia di onnipotenza. Dopo avere a suo tempo sostenuto la Brexit (bisogna ricordarselo) insiste nell’inserire un tarlo nella Ue e nella Nato al fine di spadroneggiare sul mondo (teme soprattutto eventuali amici europei del giaguaro cinese).

Lo fa accusando gli ex alleati di scarso impegno economico e militare verso l’alleanza atlantica: ultima la boutade sulla guerra in Afghanistan che ha fatto incazzare persino la nostra premier, che dovrebbe avere il buongusto di tacere (finge di reagire sulle smargiassate geopolitiche e tace sulle sporcaccionate etico-politiche nel Minnesota: e pensare che le ideologie dovevano essere finite…).

Giorgia Meloni ha dunque aggiunto la sua voce a un lungo coro di indignazione. E la sua presa di posizione arriva dopo ore in cui si è dibattuto sulla sua postura verso Washington, in particolare sulla posizione ondivaga rispetto al “Board of peace” proposto da Trump. Come noto, la premier ha ufficializzato che Roma non può firmare per vincoli costituzionali, ma dichiarando interesse per la proposta e chiedendo direttamente al tycoon di cambiare lo Statuto del nuovo organismo, di modo da renderlo compatibile con le Carte dei Paesi europei, le quali non prevedono l’adesione da subalterni in entità sovranazionali. Con la dichiarazione sull’Afghanistan, Meloni ha dunque voluto ribadire, soprattutto rispetto alle voci critiche, la propria autonomia da Trump, a prescindere dalle affinità ideologiche. Un altro passo in una strategia, lenta e non priva di contraddizioni, che la premier sta perseguendo da quando il presidente Usa ha aperto il dossier Groenlandia. (“Avvenire” – Marco Iasevoli)

Temo che il presidente Usa abbia ragione, ma perché ha torto. Questo ossimoro dipende dal fatto che gli Usa hanno sempre preteso, ora più che mai, di decidere la strategia e le tattiche occidentali, pretendendo totale obbedienza: dal momento che l’obbedienza non è una virtù soprattutto in democrazia, i Paesi europei hanno partecipato con scarsa convinzione e con discutibile impegno sempre con la riserva mentale che a vincere sarebbero stati comunque gli Stati Uniti.

I Paesi europei, Italia compresa, a parole l’hanno sempre data su agli Usa, anche e soprattutto a livello bellico, salvo poi impegnarsi nei fatti fino a mezzogiorno: Trump scopre l’acqua calda per chi ha paura perfino dell’acqua fredda.

Dietro il paravento della Nato gli Usa hanno portato avanti operazioni sporche ed inaccettabili: gli alleati abbozzavano, facevano finta di non capire, non osavano esprimere aperto dissenso, subivano e tacevano. Adesso Trump dice una mezza verità, quella che gli conviene e gli Stati membri della Nato si incazzano. Anche loro hanno ragione perché hanno torto.

Credo che la titubanza con cui i Pasi europei si oppongono a Trump dipenda probabilmente anche dagli scheletri negli armadi della Nato (e della Cia): se venissero aperti fino in fondo, si salverebbe solo chi potrebbe, vale a dire nessuno… o meglio, forse l’unico che potrebbe salvarsi sarebbe Aldo Moro, infatti gli hanno fatto fare per tempo la brutta fine che ben sappiamo.