L’Ice adesso usa i bambini come esca per arrestare gli immigrati a Minneapolis. Un bambino di 5 anni, Liam, e altri tre di meno di dieci, sono stati detenuti dagli agenti federali dell’immigrazione durante una retata. La denuncia delle autorità scolastiche del Minnesota. Le versioni dell’Amministrazione Trump e delle autorità scolastiche del Minnesota divergono, ma un fatto è accertato. Un bambino di cinque anni, e altri tre di meno di dieci, sono stati detenuti dagli agenti federali dell’immigrazione nell’area di Minneapolis. Mentre la stretta degli arresti e delle deportazioni di massa portati a termine dall’Ice si allarga ad altri Stati, e continua ad alimentare polemiche sulle modalità operative dell’agenzia, il Dipartimento per la Sicurezza Interna ha smentito che gli agenti abbiano «arrestato» il bimbo, Liam Conejo Ramos, alla periferia della metropoli del Minnesota. Secondo loro il minore sarebbe stato «abbandonato» durante un’operazione mirata a fermare il padre, Adrian Alexander Conejo Arias, cittadino ecuadoriano senza documenti, e che l’uomo sarebbe fuggito a piedi lasciando il figlio solo nel veicolo.
Il caso è però diventato rapidamente uno dei simboli delle tensioni locali. Il distretto scolastico di Columbia Heights, dove il piccolo frequenta il kindergarten, ha infatti denunciato che almeno quattro bambini sarebbero stati coinvolti in fermi o trattenimenti da parte degli agenti federali, accusando Ice di aver usato il piccolo Liam come esca. «Hanno chiesto a Liam di bussare alla porta di casa per verificare se all’interno ci fossero altre persone – ha detto la soprintendente Zena Stenvik – e poi l’hanno detenuto. Perché trattenere un bambino di cinque anni?». In risposta, il vicepresidente JD Vance si è recato a Minneapolis per mostrare il suo sostegno agli agenti federali impegnati nell’operazione, contestata da settimane, soprattutto dopo l’uccisione di Renee Good, cittadina americana di 37 anni e madre di tre figli, colpita a morte da un agente dell’Ice il 7 gennaio. Vance ha partecipato a un incontro con leader locali e membri della comunità dedicato al tema del “ripristino della legge e dell’ordine” e a una maggiore cooperazione con il governo federale. (da “Avvenire” – Elena Molinari –New York)
Notizia a dir poco inquietante. Ammesso e non concesso che il fine sia giusto (la lotta senza quartiere all’immigrazione clandestina ritenuta fonte di delinquenza), è tale da giustificare i mezzi (detenzione di bambini usati come esca)? La domanda mi sembrerebbe retorica anche se oggi nulla lo è più. Il vice-presidente Usa ci sta mettendo la faccia schierandosi aprioristicamente con la polizia speciale che di speciale ha soltanto la spregiudicatezza ed il cinismo del metodo di lavoro. Cosa volete che sia…
Cadaveri e macerie in mare per cancellare l’orrore: benvenuti a Gaza Riviera. Il piano visionato da “Avvenire” prevede di inabissare i detriti per ottenere un nuovo litorale (il doppio di Rimini). Tra le rovine anche armi e corpi. E fondi per allontanare 400mila gazawi (Nello Scavo -inviato a Ramallah)
E la chiamano pace! La pace dei sepolcri! Da tempo il mare è diventato la tomba dei migranti, diventerà anche quella dei gazawi, bambini compresi, tanto ormai sono morti…
Uno dei punti critici del pacchetto (oltre alle misure su manifestazioni, perquisizioni e fermi di polizia per 12 ore) riguarda una ventilata stretta sui minori stranieri non accompagnati, che la Lega caldeggia. «Oggi rimangono fino a 21 anni – incalza Salvini – e spesso hanno 21 anni come li ho io. Prevedere che chi commette un reato smetta di essere assistito a carico degli italiani, è una norma di buon senso». A chi gli chiede se sui contenuti possano giungere perplessità del Quirinale, il vicepremier ribatte: «I testi non ci sono ancora, come si fa a storcere il naso? Non riesco a prevederlo». Non è prevista alcuna super polizia dell’immigrazione come l’americana “Ice”, aggiunge. (da “Avvenire” – Vincenzo R. Spagnolo)
“Excusatio non petita accusatio manifesta” è un proverbio latino medievale che significa “scusa non richiesta, accusa manifesta”, traducibile in italiano come “chi si scusa si accusa”. Suggerisce che chi si affanna a giustificare il proprio comportamento senza essere stato accusato tradisce una colpevolezza o qualcosa da nascondere, anche se in realtà potrebbe essere innocente.
Il minimo comune denominatore di questa perbenistica deriva securitaria è il cinismo, che arriva direttamente o indirettamente ad una sorta di delirio. Sono sconcertanti l’indifferenza e la brutalità con cui vengono, uccisi, lasciati morire, usati, strumentalizzati, tormentati e sepolti i bambini e i minori. Non ci può essere alcuna giustificazione plausibile.
Che il trumpismo stia facendo scuola è innegabile. La politica italiana fa una certa fatica a stigmatizzarne i principi e i comportamenti. Il consenso che il tycoon per antonomasia ottiene in patria e all’estero, gira e rigira, trova la sua ragione nella capacità di politicizzare i peggiori istinti dell’animo umano. Trump sdogana le coscienze: tutto si può comprare, tutto è lecito, tutto è destinato a miglior causa. Quale causa? Lasciamo perdere…
Un tempo si diceva che, se gli Usa hanno il raffreddore, la Gran Bretagna ha il mal di testa e viceversa. Oggi possiamo trasformare questa nota battuta di carattere geopolitico in una emblematica proporzione etico-matematica: l’Ice sta a Trump come la super-polizia italiana sta a Salvini.
L’Occidente democratico è ridotto così…qui, Zelensky permettendo, se non fuggo, abbraccio Putin, col suo bravo imperialismo, duro e piantato lì come un piolo.
