Donald Trump dovrà prima o poi fare i conti con gli umori e le idee dell’elettorato statunitense. Alla condivisibile speranza nella pragmatica resipiscenza dei ceti medi impoveriti aggiungerei anche un risveglio di coscienza religiosa da parte dell’elettorato trumpiano.
Per una parte della Chiesa statunitense non c’è più tempo per aspettare. E la chiave per reagire alla “politica estera” del presidente Trump arriva ancora da papa Leone XIV. Oggi «il ruolo morale del nostro Paese nel confrontarsi con il male nel mondo, nel sostenere il diritto alla vita e la dignità umana e nel promuovere la libertà religiosa – hanno denunciato i cardinali Blase Joseph Cupich, arcivescovo di Chicago, Robert McElroy, arcivescovo di Washington, e Joseph William Tobin, arcivescovo di Newark, in un “raro” comunicato congiunto diretto all’amministrazione Trump e pubblicato poche ore fa, – è oggetto di esame». I tre cardinali hanno deciso di prendere posizione per proporre insieme, senza lasciare adito a dubbi, «una visione morale della politica estera» degli Stati Uniti, in un anno, il 2026, iniziato da pochi mesi, che però ha già visto il Paese entrare in un «dibattito più profondo e lacerante, sulle basi morali dell’azione americana nel mondo, dalla fine della Guerra fredda».
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I tre cardinali delle metropoli americane hanno fatto un passo in avanti camminando sulla strada aperta da Prevost. «Come pastori e cittadini abbracciamo questa visione per la costruzione di una politica estera autenticamente morale per la nostra nazione», hanno dichiarato, e «cerchiamo di edificare una pace veramente giusta e duratura, quella pace che Gesù ha annunciato nel Vangelo». Per questo, hanno proseguito, «rinunciamo alla guerra come strumento di ristretti interessi nazionali e proclamiamo che l’azione militare deve essere considerata solo come ultima risorsa in situazioni estreme, non come uno strumento ordinario della politica nazionale». Quello che serve, dunque, è una «politica estera che rispetti e promuova il diritto alla vita umana, la libertà religiosa e la valorizzazione della dignità umana in tutto il mondo». (da “Avvenire” – Agnese Palmucci)
Il Vaticano starà fermo di fronte alle porcherie messe in atto dal presidente Usa? Papa Leone XIV saprà superare il condizionamento derivante dalla propria nazionalità per andare al merito di scelte politiche americane che c’entrano col Vangelo come i cavoli a merenda? Non credo che i cattolici americani, per bigotti e superficiali che siano, si lascino ingannare più di tanto. Non penso che Trump possa permettersi di chiedere quante divisioni ha il Papa.
Mia sorella Lucia era implacabilmente severa nei confronti dei cattolici nel loro approccio alla politica. Diffidava degli integralismi cattolici: quello di chi pensa di poter fare politica come si usa fare in sagrestia, bisbigliando calunnie e ostentando un insopportabile e stucchevole perbenismo; quello di chi ritiene di fare peccato scendendo a compromessi e negando quindi il senso stesso della politica per rifugiarsi nella difesa aprioristica, teorica per non dire astratta dei principi religiosi; quello di chi ritiene la politica qualcosa di demoniaco da esorcizzare, lavandosene le mani e finendo col lasciare campo ancor più libero a chi intende la politica come l’arte dei propri affari; quello di chi pensa di coniugare al meglio fede e politica confabulando con i preti, difendendo il potere della Chiesa e assicurandosi succulente fette di consenso elettorale.
I cattolici statunitensi e ancor prima il clero che li guida saranno succubi di certa mentalità opportunisticamente acritica o sapranno ragionare con la loro testa illuminata dal Vangelo?
Circa 100 religiosi arrestati all’aeroporto internazionale Minneapolis–St. Paul International Airport nel corso di una manifestazione contro la stretta sull’immigrazione dell’amministrazione di Donald Trump, secondo quanto riferito dagli organizzatori della protesta. L’azione si è svolta in Minnesota ed è stata promossa da leader religiosi e rappresentanti di diverse confessioni cristiane, che hanno scelto un luogo simbolico come l’aeroporto per denunciare le politiche migratorie federali e, in particolare, le operazioni di deportazione dei migranti detenuti. Secondo quanto dichiarato da Justin Lind-Ayres, tra gli organizzatori dell’iniziativa, i manifestanti ritenevano che alcuni aerei in partenza dallo scalo stessero trasportando migranti destinati alla deportazione. Proprio per questo hanno deciso di radunarsi all’interno e nelle aree adiacenti all’aeroporto, trasformando lo spazio in un luogo di preghiera e testimonianza pubblica. I religiosi – per la maggior parte pastori, sacerdoti e leader cristiani – si sono inginocchiati cantando inni e recitando il Padre Nostro, nonostante le temperature polari che colpiscono il Minnesota. (medianews24.it)
Nel Minnesota i cattolici tentano di rispondere alla deriva anti-immigrati comprendendo la paura dei migranti presi di mira e terrorizzati dalla polizia, solidarizzando e fraternizzando con essi, denunciando l’insostenibilità del clima instaurato con la violenza e facendo proposte politiche serie ed equilibrate: sono le facce dello stesso prisma evangelico.
Vediamo brillare la luce di Cristo nelle attività di quanti stanno aiutando i nostri fratelli e sorelle migranti, cattolici e non cattolici. Il mio staff lavora instancabilmente per informare i parrocchiani sui loro diritti e per incoraggiare iniziative parrocchiali volte a fornire cibo e pannolini alle famiglie bisognose, spesso in collaborazione con organizzazioni della comunità. Ogni giorno ricevo fotografie di parrocchiani che comprano e consegnano generi alimentari a famiglie troppo impaurite per uscire di casa, di vicini che accompagnano i bambini a scuola, di sacerdoti e diaconi che coordinano la distribuzione della Comunione o il sostegno spirituale a chi è confinato in casa o detenuto. La crisi ha anche moltiplicato le occasioni di incontro: ci sono parrocchiani che accompagnano i migranti in tribunale o alle visite mediche, altri che li aiutano con le necessità più elementari.
Qual è il ruolo dei vescovi del Minnesota di fronte a questa crisi?
Oltre a queste opere di misericordia, i vescovi delle sei diocesi del Minnesota, riuniti nella Minnesota Catholic Conference, stanno cercando di collaborare con i nostri rappresentanti governativi per alleviare l’attuale crisi e promuovere una riforma complessiva delle leggi sull’immigrazione. La Minnesota Catholic Conference sta esortando i fedeli a far sentire la propria voce nel processo politico. Solo lavorando insieme potremo risolvere il problema e ritrovare una vera calma.
Quali criteri ritiene essenziali per una riforma delle politiche migratorie?
Serve una soluzione globale e a lungo termine che consenta al Paese di proteggere i propri confini, ridurre al minimo la possibilità di traffici illeciti e regolamentare in modo ragionevole eventuali nuovi ingressi. È inoltre fondamentale garantire uno status legale a quanti si trovano nel Paese senza documenti ma che vivono qui da un certo numero di anni, possano dimostrare di aver messo radici, abbiano contribuito alle loro comunità e mostrino la volontà di rispettare le leggi. Servono infine percorsi che favoriscano la riunificazione familiare ed evitino le separazioni.
Come si accompagna pastoralmente una comunità attraversata da paure diverse e spesso contrapposte?
I sacerdoti di questa Arcidiocesi lo hanno fatto molto bene nell’ultimo decennio, e io cerco di imitarli nel loro zelo pastorale nell’accompagnare tutti. Da tempo cerchiamo di far sentire i nostri immigrati a casa, servendoli nelle loro lingue e rispettando la loro pietà e le loro tradizioni. Allo stesso tempo ricordiamo l’insegnamento cattolico sul diritto di uno Stato di proteggere i propri confini e sull’importanza del rispetto dell’autorità legittima, invitando anche a pregare per quanti hanno responsabilità nell’applicazione della legge. (intervista all’arcivescovo metropolita di Saint Paul e Minneapolis Bernard A. Hebda pubblicata da “Avvenire” – raccolta da Riccardo Benotti)
Evidentemente nella bagarre trumpiana qualcuno, a titolo personale e/o comunitario, si sta ponendo qualche domanda interessante e sta dando qualche risposta concreta e incoraggiante. Altri forse lo faranno. Potrebbe scaturirne una crisi se non la fine della assurda e paradossale luna di miele tra il trumpismo e il cattolicesimo.
