Disarmiamoci e scendiamo in piazza

«Siamo con chi resiste, con chi non si piega, con chi rischia tutto per i diritti e per la democrazia» ha sottolineato ieri la Rete italiana pace e disarmo, già protagonista di diverse iniziative dal Medio Oriente all’Ucraina. «Il futuro dell’Iran appartiene al suo popolo. Scendiamo in piazza in ogni città, mobilitiamoci per fermare il massacro e per richiedere l’immediata liberazione di tutti i prigionieri politici». Molto netta è anche la posizione delle Acli. «Non è possibile assistere ad un simile massacro a cielo aperto senza chiedersi concretamente che cosa possa fare la comunità internazionale per porvi fine» sottolinea l’associazione». Nel frattempo, la Cisl ha organizzato per il 23 gennaio una fiaccolata con presidio davanti all’ambasciata dell’Iran in Italia. «Bisogna sostenere la lotta di chi, al costo della propria vita, invoca la svolta democratica» ha spiegato la segretaria generale del sindacato, Daniela Fumarola.

L’azione non può non accompagnarsi alla riflessione, su quanto sta accadendo, e questo per il mondo cattolico in particolare vuol dire cogliere l’occasione per ridare centralità all’Europa, oggi vilipesa e derisa, come possibile casa futura dei i popoli oppressi. Lo dice bene Angelo Moretti, portavoce del Mean, il Movimento europeo di azione non violenta. «Paradossalmente, il momento può essere adesso. Tra un’America il cui presidente si erge in modo arrogante a garante di un’unica moralità, la sua, e una Cina dove la repressione dei diritti prosegue, il Vecchio continente ha l’opportunità di mostrarsi con la schiena dritta, non più esitante o balbettante». Moretti ha in mente le missioni di pace che hanno portato amministratori, politici e volontari in Ucraina in questi quattro anni di guerra. «Chi subisce una qualsiasi forma di esilio, in patria e fuori, deve trovare asilo e ospitalità nei nostri Stati, che considerano la democrazia e la libertà valori indiscutibili». «È evidente che in questo momento c’è bisogno di più Europa – gli fa eco il vicepresidente nazionale di Azione Cattolica, Paolo Seghedoni -. La piazza in questo senso è uno strumento importante, perché senza di essa tante istanze resterebbero sulla carta. Chi ci va, poi, deve aprirsi in un dialogo ostinato con chi non la pensa come lui, anche per evitare il rischio di strumentalizzazioni». (“Avvenire” – Diego Motta)

Di fronte a questi sacrosanti appelli al protagonismo delle piazze mi sento politicamente ringiovanito. Fin da adolescente, quando succedeva qualche fatto importante a livello interno o internazionale, sentivo l’impulso irrefrenabile a scendere in piazza per protestare e manifestare. Non mi chiedevo se poteva servire, lo davo per scontato. Non stavo troppo a sottilizzare su chi partecipasse alla manifestazione: c’era comunque un idem sentire democratico che superava le divisioni ideologiche e partitiche.

Esprimo quindi grande soddisfazione e totale adesione alle iniziative di cui sopra, che, fra l’altro, combinano perfettamente la democratica sensibilità e solidarietà con la configurazione di un corrispondente quadro politico internazionale. Non si tratta di sbraitare scompostamente, ma di protestare convintamente, non si tratta di rispondere alla violenza con la violenza, ma di proporre una concreta e credibile via democratica nella vita dei popoli, non si tratta soltanto di mettere a posto la coscienza, ma di “sognare” un mondo diverso.

Penso sia la migliore risposta a chi intende disegnare gli equilibri mondiali sulla pelle dei popoli, a chi ritiene che la forza e l’arroganza dei potenti possa trovare un compromesso sulle spalle di chi soffre per la mancanza di libertà e democrazia.

Madre Teresa di Calcutta diceva: “Ogni cosa che facciamo è come una goccia nell’oceano, ma se non la facessimo l’oceano avrebbe una goccia in meno”.

Mi permetto di parafrasarla dicendo: “Ogni sincero anelito alla democrazia è una goccia nel mare della politica, ma se non lo esprimessimo pubblicamente la politica avrebbe una goccia in meno”. E in questo mare continuerebbero a sguazzare impunemente i nemici della giustizia e della libertà.